giovedì 18 aprile 2013

I vostri figli non sono figli vostri

Quante volte avrò letto la famosissima poesia di Gibran sui figli? Non saprei dirlo, ma solo oggi ne comprendo il vero significato. La riporto, perché è proprio da questa che vorrei partire per aprirvi il mio cuore.

E una donna che reggeva un bimbo al seno disse, Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacchè le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacchè la vita non indietreggia nè s’attarda sul passato.
VOI SIETE GLI ARCHI DAI QUALI I VOSTRI FIGLI ,
VIVENTI FRECCE,
SONO SCOCCATI INNANZI.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinchè le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante,
così ama l’arco che saldo rimane.


Elettra il prossimo anno non starà a casa con me, andrà al nido (o più probabilmente in una struttura alternativa, ma per semplificare userò questo termine "riconosciuto"). Il motivo è semplicissimo: è pronta, lei vuole stare con i bimbi. Quando stiamo per uscire, quando le chiedo se vuole andare al parco, l'unica parola che diventa mantra del rituale della vestizione è "bimbi". Fino a qualche mese fa non era assolutamente interessata all'essere umano piccolo, ma qualcosa è cambiato e ora ogni volta che incontra qualcuno alla sua altezza di visuale, il suo sguardo si illumina e i suoi gridolini di gioia mi arrivano direttamente al cuore. Memore di tutti i libri che ho letto da quando sono mamma (e anche prima di diventarlo a dir la verità), ho sempre pensato che i figli dovessero stare con la madre più tempo possibile e che la mia bambina sarebbe rimasta con me fino alla materna. Molte cose cambiano in divenire e quando mi sono resa conto della volontà di Elettra di condividere il proprio tempo con altri cuccioli, il tarlo si è insinuato nella mia mente e piano piano la certezza è crollata. Sono profondamente convinta che sia necessario lasciarsi guidare dai propri figli per quanto riguarda le loro volontà, che se ascoltati sanno perfettamente di cosa hanno bisogno e cosa desiderano.
Quindi sono qui, divisa dall'ambivalente sentimento materno del "sei mio-ti lascio andare", perché è vero che i nostri figli non sono figli nostri, ma dopo averla avuta pelle a pelle per quasi due anni, non è affatto facile accettare il fatto che è arrivato il suo momento di spiccare il primo, timido volo fuori dal nido. La mia piccina cresce, sono profondamente orgogliosa della donnina che sta diventando, l'ho sorretta, amata, coccolata e credo di averle dato anche i primi ridumentali strumenti per affrontare il mondo che ci circonda e del quale è libera cittadina. Non è indolore cercare di perseguire il suo bene al di là del lato puramente egoistico del mio senso materno e dell'amore che nutro nei suoi confronti: se da una parte la mente razionale è certa che non vi sia altra strada da percorrere, il cuore si divide di pena. So che la qualità del nostro tempo migliorerà notevolmente, che quando andrò a prenderla potrò dedicarle tutta me stessa perché libera da impegni lavorativi e casalinghi e sono sicura che entrambe gioveremo di questo distacco: fortuna che il cuore di mamma è tanto forte da poter affrontare questo momento, perché non è davvero per niente innocuo.
Mia piccola stellina, vola con le tue acerbe ma forti ali, tutto il mondo è lì che ti aspetta e non temere, appena ti volterai a cercarmi io sarò lì, pronta a leccare le tue ferite o a sorridere per i tuoi successi. Non aver paura di vivere, perché la vita è il regalo più bello che potessi farti e che sono orgogliosa di averti donato: non sprecarla nella titubanza, non affrontarla se non con coraggio. Gioca, ridi, divertiti e respira a pieni polmoni la libertà che raggiungerai, l'indipendenza che tanto brami. Sono felice di poter condividere con l'universo intero il tuo bel sorriso, che è tuo di diritto, ma che mi sento di aver contribuito un po' a renderlo così luminoso.
Ti amo con tutta me stessa mia splendida bambina, sei pronta per lasciare le mie braccia, lo sarò anche io per permetterti di crescere.



mercoledì 17 aprile 2013

Ognuno ha i suoi tempi e tutto passa prima o poi!

Eccomi tornata tra voi, di nuovo con la mia personale esperienza di mamma. Vorrei trattare un argomento che mi sta particolarmente a cuore: il rispetto dei tempi di ogni bambino. Pian piano che Elettra cresce mi rendo sempre più conto del fatto che, a dispetto del pessimismo cosmico che mi coglie nei momenti di sconforto, una fase lascia il posto ad un'altra. Prima o poi passa, di qualsiasi cosa stiamo parlando, ve lo garantisco.
Quando la mia piccola è nata abbiamo passato lunghe notti nei corridoi dell'ospedale cercando di calmare le sue urla e non mi sembrava possibile vedere una luce in fondo a quel tunnel; eppure ha smesso di piangere, mi sono solo dovuta convincere del fatto che il latte c'era, sarebbe arrivato sempre di più e che io sola potevo soddisfare i bisogni di mia figlia, nonostante i consigli non richiesti del pediatra o dell'infermiere di turno.
I primi sei mesi di allattamento (tratterò anche di questo prima o poi!) sono stati bellissimi, profondi, intimi ed intensi, anche se stancanti, totalizzanti e a volte segnati da momenti di ansie varie (cresce abbastanza? mangia a sufficienza? il latte basta?) e lo svezzamento è arrivato in maniera naturale e quando la piccola era pronta (leggi - quando ha iniziato a lanciarsi sui nostri piatti). Dunque proprio mentre ero convinta che avrebbe esclusivamente vissuto del mio latte per sempre, ecco che la scopro incuriosita dal cibo solido. Il primo distacco vero, il primo passo per l'indipendenza.
All'inizio auto-svezzamento significa sbocconcellare qua e là e buttare tutto a terra più e più volte durante i pasti, ma io ho sempre creduto fortemente nel fatto che le pulizie dopo i pasti mi avrebbero un giorno ripagata: l'autonomia di Elettra ero convinta passasse anche da questa fase. Adesso che ha 20 mesi mangia da sola con forchetta e cucchiaio e se le mani erano il suo strumento d'elezione per nutrirsi, da qualche tempo ha affinato la tecnica del cibarsi "da bimba grande" e la soddisfazione nei suoi occhi è direttamente proporzionale all'orgoglio mio e di mio marito. Vi dico solo che mangia da sola lo yogurt e senza sporcarsi!
Il passaggio al cibo solido non ha certo significato l'abbandono della tetta, anzi: se da una parte la sua sete di conoscenza nei confronti del cibo sembrava senza limiti, la sua voracità veniva sfogata senza ritegno sul mio seno e fino ai 14-15 mesi è stato così, vi assicuro stancante. Le mie convinzioni iniziavano a vacillare, i miei dubbi si facevano strada nei pensieri e nelle ansie di madre: starò facendo bene? dovrò toglierle la tetta? questa richiesta non è ossessivo-complusiva? Indovinate un po'? Elettra ha semplicemente smesso di chiedere il seno ogni volta che aveva fame/sete/noia/stanchezza/frustrazione/paura ecc e si è naturalmente assestata sulle 3 volte al giorno (colazione - nanna pomeridiana - nanna della sera). Incredibile, mia figlia mi aveva di nuovo stupita.
Adesso, che di mesi ne ha 20, la tetta serve solo per addormentarsi al pomeriggio e alla sera, al mattino ha smesso di chiederla ed io di certo non gliela offro.
E il sonno? Vi sembrerà incredibile, ma adesso si addormenta da sola: la sera, dopo due ciucciatine, le dò un bacio sulla fronte, le dico "Buonanotte amore mio, fai sonni belli" ed esco dalla stanza. Fino a qualche settimana fa tutto questo era impensabile: appena osavo spostarmi dal suo fianco, mi chiamava con voce lagnosa e già rotta dal pianto. Adesso dorme di fila dalle 21-21.30 alle 7.30 da 10 giorni ormai, tanti da convincermi di essere entrati in una nuova, splendida fase. Ancora, proprio appena mi stavo chiedendo quando sarebbe successo il miracolo del sonno continuativo, ecco che è arrivato!
Ma perché ho deciso di raccontarvi tutto questo? Semplicemente per confortare chi sta vivendo una fase che ha difficoltà a gestire o superare, che sembra interminabile ed infinita nel suo ripetersi quotidiano, che fa vacillare le convinzioni più radicate e la volontà più forte. Prima o poi passa, ve lo assicuro, se avrete la pazienza di lasciar fare il vostro bambino, dandogli il più possibile il buon esempio ove possibile, accettando il suo esprimersi in altri casi, questi sarà capace di stupirvi a più riprese.
Sono davvero felice della bimba che è e che sta crescendo mia figlia, spero di star gettendo delle valide basi per il suo domani.



mercoledì 10 aprile 2013

Giochi a costo zero - Il canestro

Oggi vorrei proporvi un gioco fatto con materiali di riciclo, che può essere usato in mille modi differenti, da bimbi di diverse età. Già a partire dai 6 mesi può essere utilizzato per intrattenere i vostri bimbi, per aiutarli a sviluppare coordinazione, senso della realtà e dello spazio. Cosa vi serve?

Materiale:
- pezzo circolare di legno a forma di ciambella (ovviamente lo potete fare in cartone!)
- tubo di cartone chiuso sul fondo (io ho riciclato una confezione di costruzioni in legno)
- carta per decorare 
- filo di raso
- scampoli di stoffa
- colla vinilica
- pennello

Preparazione:
Come primissima cosa, preparare tutto il materiale necessario.





Prendere la base di legno o di cartone, decorarla e renderla gradevole sia alla vista che al tatto.  Con il filo di raso e girare tutto intorno alla base, partendo dall'esterno e facendolo passare ben stretto dentro al buco centrale. Coprire l'intera superficie della ciambella in questo modo. A questo punto prendere la stoffa (quella che ho usato io era uno scarto di una precedente lavorazione) e incollarla alla base. Questo il risultato:


Lasciare asciugare almeno 24 ore.
Intanto dedicatevi alla tubo di cartone! Una volta cosparso di colla, girarlo a mò di caramella nella carta che avete scelto, cercando di farla aderire bene alle pareti esterne del vostro contenitore, evitando soprattutto brutte pieghe.









Anche questo va lasciato asciugare per circa un giorno.
A questo punto non dovete far altro che posizionare la vostra ciambella sulla base e il gioco è pronto!

Ma ai bimbi piacerà?
Giudicate voi stessi!





Buon divertimento!!!!!




lunedì 8 aprile 2013

Da due a tre: come la coppia sopravvive all'arrivo di un figlio!

I ritmi, gli equilibri, le giornate, i tempi... tutto cambia con l'arrivo di un figlio. Se durante la gravidanza si vive l'eterna attesa fatta di "ics" sul calendario a rincorrere una data presunta che dovrebbe inaugurare una nuova vita e i cambiamenti enormi di corpo e mente della futura mamma non influiscono eccessivamente sul rapporto di coppia, quando il tanto desiderato cucciolo finalmente arriva, le piccole crepe che già si intuivano nel rapporto a due, diventano sempre più grandi, così grandi che a volte capita che i neo-genitori si allontanino. Ma perché questo succede? Innanzitutto perché noi mamme, già tali dal momento della consapevolezza di avere un figlio in grembo, siamo completamente e perdutamente attratte da quell'esserino indifeso che stringiamo al seno e spesso ci scordiamo completamente di chi fino ad un attimo prima era la nostra unica ragione di vita.
In padre, dal canto suo, si sente totalmente escluso da un rapporto che diventa via via più esclusivo e profondo e, soprattutto dove c'è allattamento al seno, il suo senso d'impotenza si ingigantisce tanto da farlo credere inutile. Entrambi commettono dei madornali errori: è ovvio che il neonato catalizzi l'attenzione della mamma e definisca il ritmo delle sue giornate, è naturale che la dedizione nei suoi confroni divenga esclusiva e totalizzante, ma ci deve essere uno sforzo da parte nostra per non trascurare i nostri amatissimi compagni, i quali non aspettano che un nostro cenno per potersi rendere utili; dall'altra parte, i padri potrebbero cercare di capire i bisogni della neo-mamma e soddisfarli senza che lei profferisca parola, ricordando sempre che in fondo quella donna si sente indifesa e incapace esattamente come voi e che proprio voi siete il suo scoglio, il suo appiglio forte e sicuro. Dunque la comunicazione deve essere chiara e reciproca, senza peli sulla lingua e senza tentativi di edulcorare inutilmente la realtà dei fatti.
Mamme, esplicitate i vostri bisogni, non abbiate timore di chiedere una mano, siate consapevoli che se dovete farvi una doccia potete lasciare il bimbo urlante in braccio al padre, se gli date fiducia troverà il suo personale modo di calmare l'ansia del cucciolo e voi potrete riprendere 5 minuti della vostra vita. Sappiate che il riuscire a staccare dal bambino è vitale, anche si dovesse trattare di un istante, anche volesse dire andare al bagno senza la creatura appiccicata addosso. L'uomo ha bisogno di sentirsi utile, fategli capire che senza di lui il vostro mondo crollerebbe che se ci pensate bene non è di certo una bugia. Ammettete a voi stesse e al vostro compagno le insicurezze, i dubbi, le fragilità, che in due il peso da portare si dimezza per entrambi!
Papà, pulite casa, riordinate, fate lavatrici, cucinate... Lei non lo dirà mai, ma ha davvero bisogno di un aiuto pratico nella routine di tutti i giorni, per evitare che anche il pensiero della pulizia di casa aggravi il suo atavico senso di colpa. Tornate a casa con un mazzo di fiori, dite a vostra moglie che non l'avete mai vista così bella, perché lei, se ha tempo di guardarsi allo specchio, non vede che uno spettro di ciò che ricordava di essere! Coccolate la vostra amata facendola sentire al centro del vostro universo, perché finché era incinta il mondo intero ruotava intorno a lei, mentre adesso nessuno si sofferma più sulla sua persona, tutti incentrati e catalizzati sul nuovo venuto. Cercate ci essere pazienti, perché gli sbalzi d'umore del post-parto sono dovuti ad una concomitanza di up-and-down di ormoni (ossitocina in primis!) che da soli sono in grado di regolare lo stato psicologico della vostra compagna, uniti al suo senso di responsabilità della vita appena sbocciata: la donna sente su di sè il peso tutto del dover garantire la salute a suo figlio, che vi assicuro non è una cosa da poco. Ci sono molte cose che potete fare, ma una sola non dovrete neppure pensarla ovvero di mettervi in mezzo con la forza tra una mamma e il suo bambino, verrete scacciati con forza da un rapporto che per crescere deve necessariamente nascere esclusivo.
E io, noi, come abbiamo fatto?
Devo dire che io e mio marito ci siamo assestati abbastanza in fretta e che la nostra vita di coppia non ha risentito dell'arrivo di Elettra se non in positivo: dal mio punto di vista il nostro rapporto è cresciuto e si è fortificato, la consapevolezza dell'amore reciproco è più profonda perché veramente un figlio è il tuo cuore che vive all'esterno del tuo corpo. Se devo dare una ricetta di felicità, o almeno la nostra, è quella del ritagliarsi degli spazi senza il bambino (per noi le 2 ore alla sera senza Elettra sono vitali), continuare ad uscire e vedere gli amici nonostante la presenza del nuovo nato (che facilmente si abitua a dormire ovunque se portato fuori fin da subito), non smettere di fare l'amore (anche se non sempre si ha la voglia di prima -vuoi per stanchezza fisica vuoi per stanchezza mentale) e soprattutto condividere paure, passioni, ansie, momenti felici e attimi di sconforto nero e profondo.
Ho visto coppie vacillare a causa dei diversi modi d'intendere la genitorialità, per le scelte che ognuno voleva prendere ma che erano in forte contrasto le une con le altre; c'è una sola soluzione, mediare! C'è sempre una via che ritengo giusta in ogni caso, che è quella di mezzo. Smorzate le vostre convinzioni e cercate di capire che genitori si è in due e che la direzione da prendere deve essere la stessa.
Ci saranno liti e discussioni come per qualunque altra cosa che riguardi la vita quotidiana, ma cercate di ricordare sempre che la persona che avete accanto è quella che avete scelto di amare a tal punto da dare al mondo una nuova esistenza, quindi così male non può davvero essere.
Il tema di oggi è l'amore e il mio suggerimento è uno ed uno solo: amatevi, perché da voi i vostri figli impareranno ad innamorarsi e amare.

venerdì 5 aprile 2013

Tavole tattili - Reinterpretando Bruno Munari

Venerdì di laboratorio casalingo, ovviamente al chiuso data la solita bella stagione. Va bene, va bene, basta lagnarsi del tempo! Godiamoci piuttosto il week-end che è alle porte, pensiamo a tutte le bellissime attività da condividere con i nostri bimbi durante i giorni di meritato riposo!
Vi propongo un'idea molto carina e di facile realizzazione, da fare con tutto ciò che trovate in giro per casa e che ispira voi e i vostri piccoli: le tavolette tattili. Di certo non è niente d'innovativo o rivoluzionario, Bruno Munari ha fatto numerosi studi sui sensi e molti laboratori che avessero come protagonista proprio il tatto ed io mi sono liberamente ispirata a questo suo libro per prendere spunto per le mie attività con Elettra e le sue amichette. Cito testualmente: "La conoscenza del mondo, per un bambino, è di tipo plurisensoriale. E tra tutti i sensi, il tatto completa una sensazione visiva e auditiva, dà altre informazioni utili alla conoscenza di tutto ciò che ci circonda."
L'occorrente? Ci vuole solo tanta fantasia e voglia di mettersi in gioco, come sempre. Cercate in giro per casa vostra, sono sicura che troverete mille oggetti e materiali capaci di stuzzicare il vostro tatto. Come sempre, fatevi guidare dei vostri piccoli grandi esploratori del mondo!





 Questa è la nostra tavola imbandita di materiali di tutti i tipi: scarti di legno, campionario di tessuti, scampoli vari...


Ed ecco mamma e bimba a lavoro. Non è più bello quando si collabora? Guidate i vostri piccoli con dolcezza, impareranno cose di cui non li credereste mai capaci...




 Lasciate che tocchino, sperimentino, giochino con i materiali a disposizione, in modo che la vostra tavoletta sia costruita seguendo le loro inclinazioni e le loro preferenze.



Spiegate loro come si incollano i materiali, costruite insieme la sequenza da attaccare sulla base scelta.




Anche la colla fa parte dei materiali da manipolare, spiegate loro come usarla e che non si spalma solo con il pennello!!!!


Ed ecco il risultato finale! Non vi sembra che assomigli un po' all'originale?  ;)




 Come sempre... Buon divertimento!!!!

giovedì 4 aprile 2013

Il pianto del neonato. Come, dove e soprattutto... PERCHè?!

Oggi sfogliavo UPPA e mi sono ritrovata per le mani un interessantissimo articolo sul pianto del bambino. Mi sono tornate in mente alcune letture fatte in gravidanza, come l'immancabile Gonzales, e mi sono soffermata sulla mia esperienza di mamma alle prese con le urla e le lacrime di mia figlia. Quanto può smuovere il tuo bambino che piange è una consapevolezza che ogni madre acquisisce nelle prime ore dopo il parto e che si consoliderà sempre più nei mesi a venire: se la disperazioni dell'altrui prole lascia indifferenti o infastidisce, quella della propria progenie sconvolge gli animi più solidi. C'è una sorta di scala Richtel del pianto e quando il livello si alza, l'angoscia cresce e prende il sopravvento. Un solo scopo diventa allora ragione di vita per ogni mamma, far cessare immediatamente quello strazio. Dilaniata dalle urla inconsolabili, mi sono ritrovata più volte a saltare nei seggiolini posteriori dell'auto per tentare di calmare Elettra, ho cercato forsennatamente un ciuccio mai amato in fondo alla borsa, ho aumentato il passo spingendo un passeggino fino a correre, ho stretto al cuore quell'esserino caldo e bisognoso di qualcosa che in quel preciso momento mi sfuggiva. Non c'è niente da fare, il richiamo del proprio cucciolo fa uscire con prepotenza l'istinto di salvaguardia della specie che è scritto nei geni di tutti noi fin dall'alba dei tempi. Nell'articolo sopra citato, così come in Gonzales, si fa riferimento al primordiale tentativo di mantenere in vita i propri figli che devono senza dubbio aver sperimentato i nostri più antichi antenati: immaginate un gruppo di ominidi stretti nel buio di una caverna, fuori il nero della notte vinto solo dalla poca luce degli astri celesti e abitato da creature di cui era naturale avere paura. Il pianto voleva dire sopravvivenza, significava ricordare alla madre la propria presenza, che se ci fosse stato un qualsiasi tipo di avvisaglia di pericolo, il piccolo l'avrebbe comunicato senza risparmiare la voce e, grazie alla preoccupazione della madre, sarebbe stato tratto in salvo. Ovviamente i nostri pargoli non nascono in un ambiente tanto ostile, ma il neonato è esattamente quello di 10 milioni di anni fa, nessuno lo ha reso partecipe dell'evoluzione, non ha idea che non verrà abbandonato nella foresta. E così piange.
E' un bisogno ancestrale, è un indole innata, ma il richiamo del neonato ha sempre una ragione di esistere e va accolto in ogni momento. Potrebbe essere dovuto alla fame, alla sete, al senso di abbandono che naturalmente coglie ogni nuovo nato (e sfido io, dopo 9 mesi di simbiosi totale con la madre, trovarsi all'improvviso il vuoto intorno deve essere un trauma bello grosso!) o potrebbe anche solo voler richiamare l'attenzione di chi lo circonda; il perché è secondario, il pianto va sempre accolto e calmato. Come comunichiamo con il neonato getterà le basi per l'adulto di domani, quindi cercate di rivolgervi a lui con voce calda e accogliente, di avere nei suoi riguardi un tocco lieve e rassicurante, di cullarlo e stringerlo a voi con dolcezza. Se volete che vostro figlio impari ad amare, amatelo per primi, perché i bambini fanno esperienza di ciò che gli permettete di conoscere voi.
Non c'è una regola fissa per calmare un pianto inconsolabile, ma tenete bene a mente che raramente è espressione di dolore o malattia, più spesso si tratta di bisogni altri e sono sicura che se cercherete di ascoltare lui e voi stessi, riuscirete in fretta a capire di cosa necessita il vostro cucciolo.
E le coliche? Trascrivo direttamente dall'articolo che ho letto: "La famosa "colica gassosa", ossia la presenza di gas intestinali che provocherebbe il pianto, è più una presunzione che una certezza. E' più probabile che i gas intestinali siano la conseguenza del pianto che non la causa: infatti, sia i farmaci che riducono i gasi intestinali sia interventi di manipolazione chiropratica si sono dimostrati inutili, anche se non dannosi, per la cura di questo disturbo" -dottor Costantino Panza- Devo ammettere che Elettra non ha mai avuto questo tipo di crisi, il suo pianto lo collegavo più alla stanchezza della giornata o a disagio generico piuttosto che alle coliche, quindi non imputate a questa non-malattia le ore spese a cullare vostro figlio lungo i corridoi di casa ma tentate di ascoltare il suo disagio con le orecchie dell'istinto.
Nel sopracitato articolo si fa riferimento anche a un altro motivo di pianto del neonato: lo stato psicologico della madre. L'esogestazione dura esattamente 9 mesi, quindi cercate di mettervi in testa che il vostro bambino non sa di essere fuori dal vostro corpo, non si rende conto che siete una cosa altra rispetto a lui; da qui lo strettissimo legame tra il vostro ed il suo stato d'animo. Siete nervose, stressate, arrabbiate? E' normalissimo, sono tutti sentimenti che ogni mamma prova, soprattutto sull'onda degli ormoni del post-parto, ma sappiate che tutto questo influisce negativamente sul vostro piccolo. Perché molto spesso appena uscite il bambino si calma? Perché non è solo l'ambiente a cambiare, ma soprattutto è la vostra energia e la vostra predisposizione nei suoi confronti. Se sentite di essere arrivate al limite, non vergognatevi di chiedere aiuto: a volte basta che sia un'altra persona della cerchia familiare a prendere in braccio il bimbo perché questi smetta di urlare all'istante. Non sentevi meno madri per questo, ricordate semplicemente il binomio io-te, che durerà molto più dei canonici 9 mesi della gravidanza.
Quando iniziate a perdere il lume della ragione, è arrivato il momento di uscire un secondo dalla stanza, ricomporvi e tornare da vostro figlio con il sorriso. So che non è affatto facile, ma la rabbia e il nervosismo non fanno che aumentare il suo livello di disperazione: una spirale infinita che potrebbe solo portare brutti momenti e ricordi spiacevoli. Ricordate che quell'esserino dipende da voi e per lui siete e sarete responsabili tutta la vita. Siete voi ad averlo voluto e lo amate più della vostra vita stessa.



mercoledì 3 aprile 2013

Un pediatra... ma quale?!

Il pediatra. Indispensabile, unico, irripetibile. Come un diamante, un pediatra è per sempre, o almeno fino al compimento del quattordicesimo anno di età del bambino. Fondamentale sceglierlo bene, vi pare? Ma come viene assegnato il medico al nuovo nato? La trafila burocratica è tanto semplice quanto idiota: andare alla AUSL di quartiere, farsi dare una lista di dottori divisi per zona e scegliere il nome che vi attira di più. Quello dell'amica dell'amico dello zio della nonna probabilmente avrà esaurito i posti disponibili -che ovviamente sono troppi pochi per i tanti nati a Bologna-, quindi dovrete affidarvi al caso e alla sempre cieca fortuna. Una volta espletata questa simpatica scelta, un po' titubanti ma molto fiduciosi, i neo-genitori si recano dal medico con il bebè tra le braccia per il primo controllo post-nascita. Per me e mio marito, è successo a circa 10 giorni dalla venuta al mondo della nostra piccola e l'ansia da prestazione era alle stelle. Quando siamo arrivati allo studio del dottore, intorno a noi c'erano bambini urlanti, genitori in fila e uno stretto corridoio che si presumeva dovesse accoglierci tutti. Ci è venuto subito da pensare "per fortuna che è estate e possiamo stare fuori ad aspettare il nostro turno!". E pensare che avevamo preso appuntamento... Dopo circa 2 ore di attesa -e due ore dico due!- con una neonata accaldata e i punti del cesareo che mi torturavano, abbiamo fatto conoscenza con un simpatico signore in infradito e bermuda, che ci ha accolti con il sorriso. Elettra era in agitazione piena, la fame la divorava e la visita non è stata certo una passeggiata di piacere. Ma è durata poco e ho potuto prontamente calmare la sua condivisibile angoscia. Uscendo di lì siamo rimasti un po' perplessi, ma il dottore sembrava carino e accogliente, ci siamo detti che potevamo continuare con lui. Con un neonato, il controllo dal pediatra è mensile, quindi abbiamo avuto modo di ricrederci sulla nostra prima scelta abbastanza in fretta: la sala d'aspetto inesistente, un bagno privo di fasciatoio, appuntamenti mai rispettati e attese infinite in un corridoio colmo di bambini malaticci e non ultimo un medico che non supporta neo-genitori, mi hanno portata di nuovo alla AUSL con una lista di nomi in mano e una scelta da prendere. Questa volta -mi sono detta- non potevamo sbagliare. Mi sono lasciata consigliare dall'addetta a questo tipo di pratiche e persuadere dalla vicinanza della dottoressa suggerita alla casa dei miei suoceri e così, preso l'appuntamento, ci siamo recati titubanti e timorosi dalla nuova pediatra. Dopo averla tartassata con una serie infinita di domande sui vaccini e dopo il bilancio di salute, abbiamo capito di aver trovato una persona che non solo è medico, ma è anche mamma, che non solo sa ascoltare, ma anche guidare, che non interferisce con le scelte personali di un genitore, ma che è presente dove la sicurezza dovesse vacillare. Dopo quasi un anno e mezzo di visite, per fortuna sempre più sporadiche e solo una volta per malattia, posso tranquillamente affermare di aver scelto davvero bene questa volta.
Per tirare le fila del discorso, ecco una piccola lista di requisiti che, secondo la mia esperienza, sono indispensabili per un buon pediatra. Alcune potranno sembrarvi superficiali, ma fidatevi, non è così:
- deve avere una sala d'aspetto che sia degna di questo nome, con qualche gioco per i bimbi e delle sedie per i genitori;
- deve essere puntuale. E' ovvio che da parte nostra debba esserci elasticità, perché quando si visitano dei bambini non è detto che gli orari vengano rispettati sempre e comunque, ma un ritardo di un'ora, salvo eccezioni, è davvero troppo, soprattutto d'inverno, quando il contagio bambino-bambino è ad altissimo rischio e quando la pazienza dell'attesa si esaurisce nel giro di pochi minuti a causa della reclusione forzata dentro lo studio;
- deve saper ascoltare. Ci sono troppi dottori che non si mettono mai in discussione, che su certi argomenti danno direttive come fossero l'incarnazione della Sapienza Assoluta. Ricordate che se dovete parlare di allattamento spesso non è il pediatra la migliore figura professionale a cui rivolgersi e che quelli di loro che seguono le linee OMS sull'allattamento al seno si contano sulle dita di una mano e che per lo svezzamento ci sono tante ed infinite vie. Non dovete permettere che nessuno si intrometta nell'educazione dei vostri figli, tantomeno una persona che li vede giusto qualche volta l'anno e per pochi minuti consecutivi.
- non deve imporre le sue idee. Ci sono pediatri che continuamente svalutano le scelte dei genitori, volendo far passare come un dictat le proprie convinzioni. Per quanto mi riguarda, un buon medico deve anche cercare di capire il genitore e tirare un limite oltre il quale non può e non deve intervenire;
non deve essere ansioso e ansiogeno. Purtroppo nella categoria ci sono anche quelli che, invece di alleviare la fisiologica angoscia dei neo-genitori, la alimenta facendo crollare più e più volte il castello delle certezze dei malcapitati. Io da un medico così fuggirei a gambe levate!
- deve amare i bambini. Attenzione perché c'è chi fa questo mestiere come avesse per le mani pneumatici per trattori, quindi diffidate da chi tratta i vostri figli come pezzi di ricambio di un'automobile!
Insomma, la mia pediatra è tutto questo e molto di più, mi piace, la rispetto e soprattutto mi rispetta. Superata la diffidenza iniziale e reciproca, abbiamo capito che lei è molto più che "non male" e che noi siamo dei genitori degni di considerazione. Ha imparato ad accettare le nostre convinzioni e noi ad affidarci alle sue indicazioni. Sì, abbiamo trovato la pediatra per la vita! ;)

mercoledì 27 marzo 2013

Colorare con i fiori

Ieri pomeriggio ci siamo ritrovate con le amiche per l'ormai immancabile laboratorio settimanale. Tra merenda a base di Colomba Pasquale affogata nella tisana dal conturbante nome "Regina delle Nevi" e chiacchiericcio da donne, abbiamo dato libero sfogo alla parte artistica delle nostre cucciole.
Questo labogioco lo potete organizzare in quei lunghi pomeriggi piovosi che Bologna non ci fa mai mancare, oppure approfittare della bella stagione che prima o poi arriverà per imbrattare il giardino. Un intramontabile con qualsiasi condizione atmosferica insomma!

Occorrente
- fiori
- colori
- carta (io uso il rotolone Ikea)
- scafandri per preservare i vestiti
- piatti di plastica 
- fantasia




Ho ricoperto completamente il tavolo di cucina con i fogli bianchi, in modo da non delimitare lo spazio di lavoro e lasciare che le bimbe esplorassero tutta la superficie disponibile. Ho posto al centro dei barattoli di vetro con dentro i "pennelli" colti direttamente dal giardino e ho messo un po' di colore nei piatti di plastica, in modo che ogni bimba ne avesse uno diverso da quello delle altre.
E così abbiamo iniziato le danze!






Effettivamente non è semplice adoperare i fiori a mò di pennelli, però è stato un esperimento molto divertente e che le piccole hanno accolto felici.





Durante questo tipo di attività, l'adulto dovrebbe essere spettatore, pronto ad intervenire ma solo sotto esplicita richiesta delle artiste di turno. Mostrate pure come utilizzare i fiori, fate capire che possono essere strumento per tracciare sul foglio, ma non colorate al loro posto: il nostro agire sulle loro azioni potrebbe portare ad un risultato estetico migliore, ma troncherebbe il corso della loro fantasia, quindi abbiate pazienza, sedetevi e limitatevi a guardare.



 Ovviamente i fiori sono stati abbandonati a più riprese in favore del sempre piacevole paciugo con le mani.






Tutte hanno sperimentato vari tipi di fiori, le loro mani e anche un intruso pennello. Direi che il risultato finale non è poi malvagio....





Anche se c'è chi non si accontenta del banale foglio di carta!

Buon divertimento!!!!

lunedì 25 marzo 2013

Sopravvivere ai malanni di stagione

Oggi piove. Mi sembrerebbe strano il contrario ormai. Quei pochi sprazzi di sole e primavera di cui ho appena avvertito il calore sembrano già un ricordo lontano, quasi non fossi ancora riuscita a godere del caldo clima di marzo. Le temperature vanno su e giù a mò di yo-yo ed è tutto un togli-metti di vestiti, sciarpe, cappelli, stivali... Non so voi, ma io non ne posso più. Fortunatamente il tempo con i bambini vola veloce e le giornate si rincorrono una dopo l'altra, quindi confido che prima che me ne renda conto, arriverà anche la tanto agognata Primavera. Intanto dopo un week-end in casa di amici con bimbi che colavano moccolo senza sosta, anche Elettra si è raffreddata. Uff. Quindi tra sveglie notturne a causa dell'apnea da naso chiuso e lavaggi nasali a fiumi, si cerca di sopravvivere a questo marzo ballerino. Ma come affrontare questi malanni stagionali? Ci sono dei rimedi della nonna da usare prima di tirare in ballo il pediatra e la medicina che si spera sempre miracolosa?
Quando abbiamo dovuto affrontare il primo raffreddore di Elettra, ci sentivamo alle prese con la peste bubbonica: quel piccolo esserino che tenevamo tra le braccia riusciva a malapena a respirare e nessuna posizione sembrava darle sollievo. Ci sentivamo completamente imbranati e inetti. Abbiamo resistito a telefonare al pediatra o al portare la cucciola al PS, si sa, l'ansia di noi genitori tende solitamente a ingigantire un problema che di fatto è assolutamente gestibile.
Così ci siamo fatti forza e abbiamo deciso di cercare un po' di informazioni su questo male oscuro. Abbiamo scoperto che poco si può contro il raffreddore e che sciroppi e medicinali vari non fanno altro che lenire l'angoscia di mamma e papà: il tempo di guarigione stimato è una settimana, che si decida di intervenire con qualche aiuto artificiale o meno. Però in qualche maniera dobbiamo pur liberare quel nasino tappato, giusto? E così abbiamo iniziato la tortura col Narhinel. Molti di voi l'avranno usato almeno una volta, quel ciucciamoccolo a tradimento, e sono certa che nessuno dei vostri bimbi abbia gradito il trattamento; eppure è uno dei pochi aggeggi che riesce a liberare temporaneamente il naso. Ci sono tecniche e informazioni di ogni genere per questa sadica attività e ognuno di noi si adatta quella che più gli si confà. Il nostro modus operandi consisteva nello sdraiare di lato la cucciola, spruzzarle direttamente nella narice (quella opposta al lato a contatto col fasciatoio) un buon 5 cc di soluzione fisiologica e aspirare con il maledetto quanto più di aspirabile fosse possibile. Ripetere dall'altro lato. Per una buona riuscita della tortura, inclinate la siringa in modo che sia in direzione dell'orecchio opposto alla narice prescelta, che detto così sembra una sciocchezza, ma per liberare bene il naso ci voglioni esercizio e pratica. Con i mesi ci siamo evoluti, ho fatto ricerche su internet, ho spulciato blog e forum per trovare la perfetta soluzione di disostruzione da moccolo verde e finalmente la tecnica si è affinata. L'upgrade è stato mettere la cucciola seduta durante la seduta di pulizia profonda e abbandonare per sempre il ciucciaschifo.

Ebbene sì, siamo Narhinel free. Abbiamo constatato, infatti, che è molto più efficace il lavaggio senza l'aspirazione, perché se fatto bene è in grado di far uscire dal naso veramente tutto ciò che contiene. Con i mesi abbiamo aumentato anche la dose di soluzione fisiologica, passando ai 10 cc che usiamo adesso con Elettra. La posizione seduta piace anche a lei, che si lascia torturare un po' più volentieri. E' davvero fondamentale che l'inclinazione della siringa che usate per spruzzare la soluzione fisiologica sia giusta, ma piano piano imparerete. Diffidate assolutamente dalle confezioni monodose di fisiologica, care e inutili, che non servono a niente se non ad arricchire chi le produce. Sono' la pressione e la quantità di acqua che permette una pulizia ottimale, anche con un neonato. Non vi serve altro che un boccione di fisiologica e una siringa, che userete ovviamente senza ago.
Anche una bella doccia calda aiuta a sciogliere il moccolo e liberare il naso, o un bagno con olii essenziali.
E la tosse? Anche per la tosse si può far proprio poco, a meno che non sia veramente grave e pressante. La cosa migliore è fare un areosol di solo fisiologica per ammorbidire un po' il muco, perché ricordate che con i bimbi molto piccoli è sconsigliatissimo usare mucolitici. Ci sono dei prodotti omeopatici che possono aiutare in caso di tosse, ma per questi è sempre meglio rivolgervi al pediatra.
Posso però consigliare a tutte le mamme di fare delle cure omeopatiche preventive sui piccoli in modo che l'inverno scivoli via un po' meglio. Io sono andata dalla mia erborista di fiducia e la cura che mi ha dato devo ammettere che ha funzionato benissimo: Elettra si sarà presa si e no un paio di raffreddore, una volta la febbre e 2-3 giorni di tosse. Nonostante non sia una patita della così detta medicina alternativa, ho pensato che tentar non avrebbe nuociuto e devo ritenermi soddisfatta nonostante le mie perplessità iniziali.
Ci saranno risvegli notturni, ci sarà stanchezza, ci saranno capricci e irritabilità. Bisogna solo cercare di coccolare i nostri piccoli quanto più possibile e rasserenarci sul fatto che il loro corpo, esattamente come il nostro, è predisposto a queste battaglie stagionali contro i vari virus. Se arriva anche la febbre, non allarmatevi: sappiate che i 38° di temperatura corporea sono il minimo indispensabile per uccidere i batteri che infestano vostro figlio e che quindi se tentate di abbassarla, non farete altro che indebolire una delle difese che naturalmente l'organismo adotta in caso di malattia. La tachipirina? Per quanto mi riguarda deve essere proprio l'ultima spiaggia, a cui approdare solo in caso di assoluta necessità. Vi linko un articolo del dottor Gava che mi ha fatto abbastanza allarmare sull'uso di questo medicinale: http://www.informasalus.it/it/articoli/ridurre-danni-tachipirina.php
Il miglior consiglio che posso darvi è di stare sereni, a meno che non ci siano reali problemi respiratori o malattia che si trascina da troppi giorni, cercate di non preoccuparvi.
Un abbraccio a tutti i bimbi malaticci e a tutti i genitori che amorevolmente ciucciano il loro moccolo quotidianamente.

domenica 24 marzo 2013

Il libro che parla, ovvero Hervé Tullet

Hervé Tullet, un genio, un artista. Conoscete i suoi libri? Io me ne sono innamorata, perdutamente. E dopo averlo incontrato di persona, capisco ancora di più come mai mi piacciano tanto le sue creazioni, i suoi capolavori. Ogni suo lavoro è una vera e propria opera d'arte, che gioca col bambino, che coinvolge in un mondo fantastico, che chiede al lettore di essere attivo e partecipare non solo recitando le parole stampate. Colori, forme, poesia... Tutto questo è Hervé Tullet. Siate pronti a mettervi in gioco, a tornare un po' bambini, a dimenticare la vostra razionalità.
Il primo suo libro che ho preso ad Elettra è "Il gioco delle vermidita". Un piccolo libricinio cartonato, da proporre dai 6 mesi, perché è davvero a libera interpretazione e offre varie chiavi di lettura. Per non sbagliare, ci sono le istruzioni da seguire sul retro: avevate mai pensato che disegnare sulle vostre dita occhi e bocca potrebbe renderle protagoniste di una storia divertente e simpatica? Cercherete e catturerete le vermidita attraverso le pagine, ognuna delle quali offre un diverso scenario per il suo attore. Insomma, vi divertirete come matti e vedrete quante risate faranno i vostri bimbi!

Conoscevo "Un libro", forse uno dei suoi scritti più famosi, ma credevo erroneamente che fosse ancora troppo complesso per Elettra. L'averlo comprato venerdì e l'averglielo letto in viaggio mi ha fatto decisamente cambiare idea: ogni volta che sfogliavo l'ultima pagina, la piccola mi faceva intendere che voleva che ricominciassi. Quanta gioia quando apprezza così un libro! Il mio cuore di mamma si gonfia di orgoglio, non lo nego! Questo è certo un po' più complicato del precedente, ma è abbastanza semplice da poter essere terreno fertile di gioco dall'anno in poi. Questo è un libro con il quale interagire in mille modi, seguendo le istruzioni che vengono fornite pagina dopo pagina sia il lettore che l'ascoltatore possono divertirsi ad immaginare cosa succederà a seconda delle azioni che agiranno sul libro stesso e ogni volta è una sorpresa! Le parole sono poche e semplici ma senza dubbio viene voglia di inventarsene sempre di nuove: un libro aperto, in cui la fantasia ha tutto lo spazio che richiede per esprimersi. Insomma, Elettra lo adora ed io anche! Devo però tristemente annunciare che è in ristampa adesso e che quindi sugli scaffali delle librerie ne rimangono pochi esemplari, quindi affrettatevi a comprarlo prima che termini! Mi viene sempre un po' di ansia quando un libro va in ristampa, perché nessuno sembra sapere quando e SE tornerà in catalogo... Insomma, dopo la brutta esperienza con "A caccia dell'orso" che prima di essere nuovamente distribuito in Italia è rimasto nel limbo per qualche anno, non ho aspettato un giorno in più per comprarlo!
Oggi ho partecipato ad un bellissimo laboratorio organizzato proprio da Hervé Tullet e ho scoperto un altro suo personaggio che non conoscevo: Turlututù. Nemmeno a dirlo, geniale. Personaggio principale di una vera e propria serie, istiga anche il bambino più annoiato a seguire le sue indicazioni e mettersi in gioco! Le mie nipotine riceveranno "Turlututù giochi di magia" per Pasqua invece delle solite, inutili uova. Hanno rispettivamente quasi 6 e 7 anni compiuti ed è un libro perfetto per entrambe. A Elettra non l'ho preso, è davvero troppo piccola per questo capolavoro, che chiede al lettore e all'ascoltatore  di collaborare per sognare sulle sue pagine. E' vero che sono decisamente convinta che non ci siano limiti rigidi alla lettura, ma obiettivamente è giusto proporre un libro quando può essere capito e goduto fino in fondo. Quindi per ora la mia dolce bimba dovrà aspettare, ma senza dubbio piacerà alle nipotine.
Di Tullet esistono veramente moltissimi libri e quelli che ho incontrato, mi sono piaciuti davvero tutti. Se ancora non sapete chi sia, vi consiglio vivamente di andare in libreria e sfogliare una delle sue opere e sono sicura che vi verrà voglia di regalarne una copia a figli, amici, conoscenti... State tranquilli, non sbaglierete di certo!

Vorrei pubblicamente ringraziare Hervé Tullet per aver permesso a me ed Elettra di partecipare al laboratorio organizzato da lui in Sala Borsa oggi. Era per bambini tra i 5 e gli 8 anni, ma, dopo un breve dialogo via mail, mi ha mandato un invito personalizzato grazie al quale ho superato la serrata selezione per accedere al work-shop e ho potuto far vivere a mia figlia un'esperienza meravigliosa che io di certo non dimenticherò mai e che spero abbia colpito profondamente anche la sua anima.
Grazie Hervé, non ho mai incontrato un artista come te.

Elettra che crea insieme agli altri bimbi

mercoledì 20 marzo 2013

Il bosco incantato

Mercoledì piovoso ma di gioco a casa mia! Appuntamento fisso della settimana, l'incontro pomeridiano con le amiche per un thè e qualche piccola prova di laboratorio. Questo di oggi è stato molto impegnativo nella preparazione, che ha richiesto più tempo del solito, ed è stato quello che probabilmente ha più colpito le bimbe: intimorite come di fronte ad una grande novità, non si sono lanciate come loro solito nell'attività.
L'occorrente è a libera interpretazione, ma l'idea è quella di creare una sorta di capanna nella quale costruire un piccolo percorso sensoriale, da modificare a seconda delle età dei bambini e della fantasia di chi prepara. Suggerisco di usare come porta o addirittura come pareti della casetta una tenda scacciamosche: l'entra-esci è così facilitato anche per i più piccoli e il gioco del vedo-non vedo piace sempre a tutti. Io ne ho costruita una, ma vi avverto, è un lavoraccio. In rete ci sono dei bellissimi tutorial, ne ho visto qualcuno e prendendo qualche idea qui e qualche idea là, ho personalizzato la mia in base anche al materiale che avevo in casa. Vi darò dunque le informazioni necessarie per fabbricarne una come quella che ho fatto io.

Occorrente
- Filo trasparente (io ho usato quello per perline)
- Cannucce colorate
- Bottoni (taaaaaaanti bottoni!) o qualsiasi altra cosa che si possa infilare
- un ramo dove legare i vari fili (potete usare qualsiasi supporto riteniate sufficiente)

Il procedimento è intuitivo: infilando e alternando cannucce e bottoni, vengono fuori dei fili colorati e che producono dei bellissimi suoni. Lasciatevi guidare dalla vostra fantasia! Se avete bimbi abbastanza grandi da riuscire a maneggiare il filo trasparente, divertitevi a costruire la tenda con loro. Elettra nel suo piccolo mi ha aiutata, ma giocare liberamente con i bottoni era troppo bello per stare dietro alle pretese della mamma!




Io ho usato il tavolo come struttura portante della mia capanna, in modo da creare una sorta di porta con la tenda scacciamosche e usare delle lenzuola per le pareti.




La mia idea di percorso sensoriale era improntata verso gli elementi naturali e le stagioni. Così ho costruito un angolo dedicato all'autunno ed uno per l'inverno, in modo che le piccole potessero sperimentare con i piedi e con le mani i suoni e gli odori del periodo dell'anno in cui siamo adesso. Per l'autunno ho usato della carta da forno sulla quale ho messo delle foglie secche, alcune delle quali le ho appese sul "soffitto" della capanna con i fili trasparenti; mentre per l'inverno ho steso a terra la carta d'alluminio sulla quale ho sparso del sale grosso per dare l'idea del ghiaccio. Devo dire che l'effetto finale rendeva abbastanza l'idea.
E le cucciole, come hanno reagito? A dir la verità sono rimaste un po' titubanti davanti a questa proposta. Se solitamente accolgono con grande entusiasmo le manipolazioni e i vari tentativi di espressione artistica, il percorso sensoriale le ha un po' intimorite. Senza dubbio alcuno sono rimaste estasiate dalla tenda scacciamosche, che hanno "suonato", tirato, sperimentato in mille modi.




Proporrò nuovamente un percorso del genere quando arriverà la primavera: la fortuna di avere il giardino apre le strade a nuove ed incredibili sperimentazioni e non vedo l'ora di poter portare fuori Elettra e il cucciolo del nido! L'acqua sarà l'elemento della stagione che spero arrivi presto e tra travasi e prove freddo-caldo, ci divertiremo rinfrescandoci!
Nel frattempo, però, cerchiamo di prendere il meglio da questo inverno ormai agli sgoccioli: come vedete, di attività in casa se ne possono fare davvero tante e in questo caso specifico si può portare dentro ciò che di solito sta fuori, ovvero la natura con i suoi odori e rumori, basta avere un po' di fantasia e voglia di mettersi in gioco!
Buon divertimento!

lunedì 18 marzo 2013

La prima volta a teatro!

Oh il teatro! Che passione, che meraviglia! Quanto coinvolgimento ogni volta che mi ritrovo di fronte ad un palco e a degli attori, quante emozioni lascio che mi pervadano e sconvolgano, quanto mi rimane dentro di ogni rappresentazione... Come non voler trasmettere questo amore a mia figlia? Già a settembre stavamo pensando con mio marito di portarla a qualche spettacolo del Testoni, ma abbiamo aspettato che la cucciola fosse un po' più matura e che il suo livello di attenzione fosse un po' più alto dei 5 minuti per permettere che quella dell'esperienza teatrale fosse una prima volta degna di nota. Così l'altro giorno, girovagando su internet, mi sono imbattuta nella "Merenda sospesa" organizzata da un piccolo teatro di Lavino e mi sono detta che forse era arrivato il momento di provarci. Così io e la cucciola siamo partite alla volta del Teatro Ridotto.
Non so bene cosa mi aspettassi da Elettra, ma ero veramente emozionata per questo debutto della mia bimba. Mamma mia come crescono in fretta, già a teatro! Purtroppo non c'erano molti bambini, da un'iniziativa patrocinata dal Comune di Bologna mi aspettavo un po' più partecipazione, e quei pochi che erano presenti erano tutti più grandi di Elettra e di almeno un anno! Mi chiedo se ci sia diffidenza nei confronti di questo tipo di attività o se semplicemente i bambini vengano ritenuti troppo piccoli per poter seguire uno spettacolo... Ma andiamo con ordine. L'inizio della rappresentazione è stato fatto nell'atrio del teatro da uno dei due attori protagonisti, che in maniera molto carina e divertente ha cercato di coinvolgere subito i bimbi, provando a instaurare con loro un dialogo attraverso il quale suscitare interesse nei confronti di ciò che stava per mettere in scena. L'escamotage ha funzionato perfettamente, tutti i presenti erano colpiti da questo personaggio così buffo e colorato! Elettra era un po' intimorita e diffidente, ma vedendo che tutti gli altri bimbi ridevano e stavano al gioco, si è lasciata coinvolgere e piano piano si è avvicinata al gruppetto che si era formato intorno all'attore. Così siamo stati accompagnati nella sala di scena. L'ambiente dove si è svolta la rappresentazione era raccolto e accogliente, con dei cuscini in terra per potersi sedere, senza ostacoli di sorta tra il pubblico e il palcoscenico, che erano entrambi sullo stesso piano. Lo spettacolo è stato semplice ma d'effetto, con pochi dialoghi e molti suoni ei bambini sembravano tutti molto attenti. La mia piccola donnina non è stata un minuto seduta, ma incredibilmente ha seguito tutto la rappresentazione senza distrarsi mai, per tutto il tempo, una mezz'oretta circa, è stata completamente rapita dai due attori e dalla storia che raccontavano. Sono rimasta estremamente colpita da quest'attenzione continua e profonda, non me lo sarei mai aspettata! Certo gli attori sono stati molto bravi nel catturare l'interesse del pubblico, coinvolgendo i piccoli a fine dello spettacolo, lasciando che anche loro entrassero a far parte della storia: tutti i bambini hanno partecipato attivamente e con grande entusiasmo! Alla fine della rappresentazione c'è stata una merenda a base di frutta di stagione e inutile dire che Elettra non si è fatta ripetere due volte di servirsi!
Insomma, come prima volta a teatro devo dire che è andata benone, superando di gran lunga le mie aspettative. Adesso so che la piccola è pronta e non ci faremo scappare l'abbonamento al Testoni il prossimo anno. D'altra parte se vogliamo che i nostri figli si appassionino alle nostre attività preferite, dobbiamo dare loro tutti gli strumenti di conoscenza possibili. Un domani avranno le basi per decidere autonomamente se seguire le passioni dei genitori o se proprio non fanno per loro, ma almeno sapendo a pieno di cosa si tratta. E, anche se sono una grande sostenitrice dell'autonomia, alla fine ci spero che Elettra segua le orme di babbo e mamma.... almeno un po'!

giovedì 14 marzo 2013

Travasi-Amo!

Oggi giovedì di laboratorio giocoso a casa mia, con il solito gruppetto di amiche-mamme. L'attività proposta è stata i travasi e devo dire che è stata molto divertente! L'età giusta direi che è dopo l'anno, quando il bambino ha acquisito un'ottima manualità e la capacità di spostarsi autonomamente nello spazio. Spesso è un'attività che attira l'interesse del bimbo che sta iniziando a parlare ed è senza dubbio un esercizio di pazienza e precisione.
I travasi si possono fare con qualsiasi cosa vi venga in mente, potete divertirvi a cambiare materiale e consistenza degli oggetti proposti, facendo in modo che si evolvano in base all'età del bambino. Personalmente non vedo l'ora che sia estate per poter sottoporre all'attenzione delle piccole quelli con i liquidi! Di cosa avete bisogno? Di fantasia, contenitori di varie dimensioni e di diversi materiali, cucchiai, mestolini, imbuti.... Insomma, qualsiasi cosa vi venga in mente che possa aiutare il vostro bimbo a travas-amare!
Ma bando alle ciance, lasciamo che siano le immagini a raccontare questo pomeriggio insieme!


Interessante questa scatola magica!


Il primo impatto con la scatola piena di farina di mais è stato interesse puro. Curiose le piccole, eh?!


Ma che c'è qui dentro?!




In questa foto si vede bene che tipo di contenitori ho usato oggi: barattolini vari di vetro, degli stampi per i ghiaccioli, il filtro per il thè, il setaccio...


Manipolazione!


La farina gialla è piacevolissima da toccare con le mani!


Anche il riso è divertente!


Ho proposto alle bimbe di giocare anche con il riso, per dare loro la possibilità di sperimentare due diversi tipi di sensazioni... E devo dire che non si sono fatte pregare a mettersi in gioco!


Libera interpretazione dell'imbuto


Certo, mettete in conto variazioni sul tema....





... ed eventuali degustazioni!

Unico inconveniente? Il dover raccattare riso e farina in ogni angolo di casa. Ma volete mettere, che soddisfazione vedere le piccole così occupate!!!!!

Buon divertimento!

martedì 12 marzo 2013

Montessori fai-da-te

Che io sia perdutamente innamorata della pedagogia montessoriana non è un mistero e di certo non mi sforzo di nasconderlo. Una volta scoperta, la Montessori non s'abbandona. Come mi sono approcciata a questo meraviglioso mondo? Un po' per caso, un po' per passione, un po' per cocciutaggine. Sì, perché quando decido una cosa, quella dev'essere e se mi sono prefissa di impartire, per quanto possibile ed entro i miei limiti, un tipo di educazione di stampo montessoriano alla mia bambina, state pur certi che tenterò, fortemente tenterò. Cosa mi affascina tanto? L'approccio dolce, rispettoso, la fiducia innata nelle capacità del bambino in quanto tale, la sensibilità, la ricerca dei materiali, i giochi intelligenti e fai da te... E soprattutto la figura alla quale aspiro fortemente, quella di supporto alla crescita autonoma di Elettra. Attenzione, non si tratta di forzature, di voler crescere piccoli adulti precoci, ma di ascoltare attentamente la natura di ogni bambino e fare in modo che sbocci dolcemente. Il genitore, è una figura sempre presente e attenta il cui compito è predisporre spazi e materiali, ma che si lascia guidare dal bambino affinché sia proprio lui a mostrargli la strada verso la quale tendere, insieme. Oh, insomma, sono così tanto affascinata dalle geniali idee di questa donna d'altro secolo che sto cercando di leggere tutto il leggibile e un domani, chissà, seguire anche qualche corso di formazione specifico. Mai rinunciare ai sogni.
Uno dei primi scogli nel quale mi sono scontrata nel mio peregrinare alla ricerca di idee montessoriane, è stato l'elevatissimo costo di materiali appositi. Ho pensato "Accipicchia, come faccio a dare i giusti stimoli a Elettra se ci vuole un mutuo per predisporre l'ambiente?!". Ma subito dopo sono tornata in me e l'inventiva ha preso il sopravvento: in fondo, la semplicità di molte attività montessoriane è estrema e si basa innanzitutto sulla sensorialità, quindi l'hand made non può che farsi strada surclassando il pre-confezionato! Ci sono molti blog interessanti che danno ottimi spunti e ai quali io ho attinto senza pudore e una delle prime idee di gioco montessoriano è venuto proprio da Ikea. Già, Ikea è montessoriana! Il presupposto fondamentale quando siete alla ricerca di oggetti che possano servire per queste attività è che siano fatti di materiali veri, perché il bambino impara da ciò che gli forniamo, la visione che lui ha del mondo è di riflesso a ciò che gli mostriamo, quindi se userà solo plastica non sarà in grado di rapportarsi con il reale che lo circonda. Affascinante, eh? Sempre e comunque dalla parte del bambino la cara Maria! Dunque con le idee ben chiare su quello che stavo cercando, sono andata a Ikea e guardate cosa ne è venuto fuori...





Due semplici ciotole bianche, un vassoio di colore leggermente più scuro per delimitare lo spazio dell'attività (onore all'ordine e alla precisione, come d'accordo con la naturale indole del bambino), una manciata di fagioli... et voilà, travasi a voi!





Una versione un po' più complessa del travaso, l'elemento pinza è la difficoltà in più. Elettra l'ha accolto con curiosità, ma poi l'ha smollata in favore delle sempre predilette mani. Mica scemi i bambini! Da catalogo Ikea, una improbabile zuccheriera che diventa perfetto materiale montessoriano. Costo? 8,99 euri!





Ecco, qui c'è del lavoro dietro, un'attività un po' più complessa e articolata. Avendo un marito nel settore edile, la bazza di trovare delle bellissime piastrelline di tanti colori diversi l'ho colta al volo per costruire questo gioco sui colori. Sul vassoio d'obbligo, ho messo delle ciotoline di vetro trasparente (2 euro per 6 ciotoline...) e sotto ciascuna di queste un dischetto (compreso nel prezzo!) di cartone, che ho colorato dei colori delle piastrelle. L'idea è che la piccola metta le piastrelle nella ciotolina di colore corrispondente. I 18 mesi di Elettra sono prematuri per questa attività, ma l'amichetta poco più che duenne ha capito al volo come funzionasse.
Lasciando da parte Ikea per un po', vediamo cosa si può fare anche solo a casa, con quello che si ha in giro...





Va bene, va bene, qui è tutto di plastica, ma questa è stata un'attività davvero improvvisata e ho dovuto arrangiarmi con quello che avevo nei cassetti. L'idea è comunque quella di permettere lo sviluppo dei muscoli della mano, in modo che un domani vengano usati per l'espressione artistica. Incredibile che delle mollette per i panni spianino la strada al pennello, eh?!





Un'attività estremamente semplice ma d'effetto, tra le prime che si possono proporre sul linguaggio. Visto l'innato amore della piccola per gli animali, ho colto al volo quest'idea di una mamma francese e l'ho subito applicata in casa nostra. Secondo la Montessori, il bambino impara più parole tra gli 0 e i 6 anni che in tutta la vita, è desideroso di conoscere il nome di tutto ciò che lo circonda e più vocaboli sentirà, più ne memorizzerà, gettando le basi per il suo parlare adulto. Io che sono così fissata con l'importanza dell'uso corretto della nostra bellissima lingua posso forse lasciar correre su questo argomento?! E così ho deciso di favorire la naturale curiosità di Elettra, stimolandola proprio sul punto debole degli animali. Nemmeno a dirlo, un'attività che ha riscosso un successo eclatante. L'upgrade è stato usare lo stesso modello con immagini di frutti interi accostati alla loro metà e il costruire una tabella con diverse razze di uccelli tipici della zona della Sardegna dove andremo quest'estate. Da buoni amanti del birdwatching non possiamo che dare il giusto esempio alla piccola di casa. Chi bene semina, bene raccoglie. O almeno me lo auguro!
Questo è solo un piccolo assaggio di quello che si può fare partendo da una buona idea. Intanto vi lascio qualche spunto di riflessione e qualche link da sbirciare:

http://aladouce.blogspot.fr/
http://www.lacasanellaprateria.com/
http://www.montessoriinpratica.it/
https://sites.google.com/site/nannabobo/
http://www.montessoriforeveryone.com/
http://www.wikisori.org/index.php/Main_Page

E per concludere in bellezza, un libro indimenticabile, di un'autrice splendida e che ho avuto la fortuna d'incontrare:
Libertà e Amore, di Elena Balsamo

Buona scoperta!

giovedì 7 marzo 2013

Come procede l'ambientamento?

A fronte della mia esperienza personale e delle domande che mi sono state poste sull'inserimento, mi sento di dover scrivere un altro post su questo argomento caldo. Ho già parlato di come dovrebbe essere l'ambientamento ideale, ma come si fa a capire se il bambino ha reagito bene e si sta davvero inserendo nel nuovo contesto?
Di certo è normale che ci siano i pianti. Prima o dopo arriveranno, indipendentemente dall'età del cucciolo. Perché? Bè, perché è naturale che cerchino di usare la loro arma più forte per tenere il genitore al loro fianco, perché è atavica la paura dell'abbandono, perché il distacco è sempre prematuro dal loro punto di vista. Posso però assicurarvi che se la persona a cui avete lasciato il vostro piccolo riesce a creare con lui un legame empatico e rassicurante, il bimbo smetterà di piangere nel giro di un attimo, giusto il tempo che vi chiudiate la porta alle spalle. Quando non sarete più sotto il suo sguardo, vostro figlio smetterà di lanciare una richiesta e si distrarrà più facilmente di quanto vi aspettiate. Non crediate che perché piange quando lo salutate stia male nel nuovo ambiente, non fatevi vincere dai sensi di colpa, siate consapevoli che il pianto è un passaggio quasi obbligato. Esistono poi le eccezioni che confermano la regola, come in tutte le cose d'altronde, e magari il vostro bambino non farà una piega quando vi vedrà andare via. In questo caso ci sono genitori che si preoccupano ancora più che del figlio in lacrime, tanto per dire che non smettiamo mai di colpevolizzarci abbastanza e che spesso questo periodo di distacco è più duro per noi che per il nostro piccolo.
Vi cercherà? Probabilmente sì, anche a seconda dell'età che ha, ma questo non è certo una cosa strana! Voi siete il suo punto di riferimento primario, siete le persone che fanno parte della sua quotidianità, siete il suo appoggio! Ma se riuscirete ad inserire il vostro bambino in un contesto sereno e in cui venga accolto con rispetto e calore, state pur certi che non soffrirà la vostra mancanza. Il che non vuol dire che non gli mancherete, è fisiologico che i bimbi si accorgano che qualcosa è cambiato, che si trovano in un altro contesto, che non ci sono mamma e babbo, ma vivranno anche questo sentimento con serenità.
Potrebbe cambiare abitudini? Anche questo sì, potrebbe succedere. Ci sono bambini che iniziano a fare più risvegli notturni, chi fa fatica a mangiare, chi diventa più bisognoso di contatto materno, chi invece non fa una piega e continua a dormire come nulla fosse... Le reazioni possono essere molteplici e tutte nella natura del cambiamento enorme che i vostri piccoli stanno vivendo. Ma se l'ambientamento sta procedendo come dovrebbe, anche questi cambi d'abitudine dovrebbero rientrare in un tempo ragionevole.
La cosa più importante è che cerchiate di ascoltare il vostro bimbo. Siete voi che potete dire se l'inserimento sta procedendo nel modo giusto, se il vostro piccolo sta reagendo bene o meno, se si sta gradualmente abituando alla nuova quotidianità! Assecondate con un po' più di pazienza del dovuto i capricci che potrebbero movimentare le vostre giornate, cercate sempre di mettervi nei panni del bambino, provate a capire il suo punto di vista e non stancate mai di ripetergli quello che sta succedendo.
E se proprio non ci vuole andare al nido? Anche questo potrebbe succedere, soprattutto con un bimbo che è capace di manifestare i propri desideri e le proprie emozioni. Dunque che fare, accogliere questa volontà o forzare la situazione? Innanzitutto andrebbero capite le ragioni di tale rifiuto. C'è un motivo reale per cui non voglia più tornare nel nuovo ambiente o è solo desiderio di stare a casa con mamma? E' successo un episodio poco piacevole di lieve entità come un bisticcio con un altro bimbo o una sgridata da parte della dada? Cercate di farvi spiegare quali sono i motivi di questo rifiuto e parlatene con chi deve accudire il piccolo, sono certa che una soluzione la troverete!
Se riponete fiducia nella persona a cui state affidando vostro figlio, non dubitate di quello che vi racconta e seguite le indicazioni che via via vi fornirà.
In ogni caso sono sicura, l'inserimento sta andando meglio di quello che pensate, avete fatto senza dubbio la scelta migliore per il vostro bambino, avete certamente valutato con criterio quale strada percorrere, quindi state sereni, andrà tutto bene.

martedì 5 marzo 2013

Limitare i NO o limitare il bambino?

Ebbene, ci avviciniamo a passo felpato ai famosissimi e temutissimi TT, ovvero i Terribili Due. Chi ha inventato questo nome non c'è andato piano, eh? Anche solo a sentir nominare questo periodo, qualsiasi genitore trema, pensando al peggio che senza dubbio lo aspetta e io e mio marito non siamo l'eccezione che conferma la regola. Ho sempre affrontato con serenità gli step più o meno positivi della crescita di Elettra, ma come prepararsi alla fase dei continui no e dei pianti e delle prime vere prese di posizione della cucciola? Come in tutti gli argomenti, soprattutto quelli che riguardano l'infanzia, è stato scritto tutto e il contrario di tutto, ma a chiacchiere è una faccenda, il dover gestire questo periodo è un'altra storia. Io sono dell'idea che i bambini vadano ascoltati, seguiti, supportati e che sopra ogni cosa sia necessario spiegare i perché e i percome delle nostre decisioni e delle nostre reazioni. E allora, mentre l'angelo di casa urla perché da madre snaturata e castrante quale sono ho sentenziato che sulla tavola non si sale o che le prese le possono usare solo la mamma e il babbo perché sono pericolose, cerco di dirle i motivi dei miei NO. Perché dei NO dal mio punto di vista DEVONO esserci. Il mio metro di giudizio è senza dubbio opinabile, ma per quanto mi riguarda i NO ci sono quando il sì potrebbe mettere in pericolo la piccola, potrebbe ledere l'altrui persona (sia nel corpo che nella mente), potrebbe irrimediabilmente deturpare la casa e ciò che contiene. Insomma, il rispetto per ciò che ci circonda, animato o inanimato che sia, a partire dalla personcina di Elettra stessa. Bellissimo a parole, vero? Ma come evitare che i divieti facciano scatenare la bestia che vive in ogni nostro piccolo e amorevole bimbo? Non credo ci sia una formula perfetta e assoluta, ogni bambino, unico ed irripetibile in quanto tale, ha le proprie necessità, i propri limiti interni e la propria sopportazione della frustrazione. Ci mettiamo mai nei loro panni? Forse troppo poco spesso. In fondo, dal punto di vista dei bambini, troppi no sono incomprensibili: in fondo, perché non dovrebbe salire sulla tavola mentre sul divano sì? Siamo noi che dobbiamo guidare i nostri figli alla scoperta del mondo, il che include anche i divieti, la scoperta dei propri ed altrui limiti, il cercare di capire le ragioni dei "grandi" che regolano, loro malgrado, anche il loro volere. Compito mica da niente, accipicchia! Quello che guida me, sempre e comunque, è che ciò che deve regolare il mio agire nei confronti dei più piccoli è il rispetto. Esattamente come tratto un adulto, tratto il bambino, che non perché è nato prima di me non merita il rispetto che io stessa pretendo dagli altri. E sono fermamente convinta che se io rispetto mia figlia, lei rispetterà me e gli altri, perché il primo ed assoluto esempio di buona o cattiva condotta siamo proprio noi!
Tornando dunque a bomba ai terribili due, mi viene da chiedermi perché siano così fortemente scanditi dalle crisi isteriche e i pianti inconsolabili e la risposta che mi sembra più ovvia è che la frustrazione di non venir compresi e non sapersi esprimere compiutamente aggiunta all'incapacità di capire davvero che cosa si desidera sopraffaggano così pesantemente i nostri piccini, che l'unica valvola di sfogo sia proprio l'urlo liberatore. Cercando di trovare il nostro equilibrio interiore, evitiamo di rispondere a queste piccole crisi urlando a nostra volta: calmiamoci, respiriamo più e più a fondo e proviamo a spiegare ai nostri bimbi che non otterranno in ogni modo ciò che desiderano attraverso quella via, che non fanno che sprecare tempo prezioso che potrebbe altrimenti essere speso in gioco spensierato, che la disperazione è un sentimento che è giusto provare ma... est modus in rebus! Un'arma da non sottovalutare, è la capacità che hanno i bambini di distrarsi con niente. Dunque se Elettra proprio vuole qualcosa che non si può, cerco di catalizzare il suo interesse verso qualcosa che è un sì sicuro. E nel mentre cerco di non cedere al nervosismo e alla sgridatura. Poi la pazienza è una virtù che ritengo di avere, ma fino ad un certo punto, come riescono i nostri figli a farci perdere le staffe non ci riesce nessun altro, quindi da buon essere umano perfettibile, anche io mi arrabbio. Ma cercando il barlume di lucidità nell'ira, cerco comunque di mantenere un tono civile e spiegare in ogni caso alla cucciola il perché dell'alzata di voce o del rimprovero.
Insomma, sono sicura che la signorina ci farà vedere i sorci verdi, ha già palesanto un caratterino determinato e testardo (chissà da chi avrà preso direbbe mio marito...), quindi non possiamo far altro che tentare di metterci nei suoi panni, limitare i no e spiegare spiegare e rispiegare all'infinito. Passerà anche questo momento e so già che lo rimpiangerò. Godiamoci i nostri bambini per quello che sono, anche per questi periodi di crisi, perché presto, troppo presto, saranno degli adolescenti desiderosi di motorino e ribellione e allora sì che ci saranno dei grattacapi....!