I ritmi, gli equilibri, le giornate, i tempi... tutto cambia con l'arrivo di un figlio. Se durante la gravidanza si vive l'eterna attesa fatta di "ics" sul calendario a rincorrere una data presunta che dovrebbe inaugurare una nuova vita e i cambiamenti enormi di corpo e mente della futura mamma non influiscono eccessivamente sul rapporto di coppia, quando il tanto desiderato cucciolo finalmente arriva, le piccole crepe che già si intuivano nel rapporto a due, diventano sempre più grandi, così grandi che a volte capita che i neo-genitori si allontanino. Ma perché questo succede? Innanzitutto perché noi mamme, già tali dal momento della consapevolezza di avere un figlio in grembo, siamo completamente e perdutamente attratte da quell'esserino indifeso che stringiamo al seno e spesso ci scordiamo completamente di chi fino ad un attimo prima era la nostra unica ragione di vita.
In padre, dal canto suo, si sente totalmente escluso da un rapporto che diventa via via più esclusivo e profondo e, soprattutto dove c'è allattamento al seno, il suo senso d'impotenza si ingigantisce tanto da farlo credere inutile. Entrambi commettono dei madornali errori: è ovvio che il neonato catalizzi l'attenzione della mamma e definisca il ritmo delle sue giornate, è naturale che la dedizione nei suoi confroni divenga esclusiva e totalizzante, ma ci deve essere uno sforzo da parte nostra per non trascurare i nostri amatissimi compagni, i quali non aspettano che un nostro cenno per potersi rendere utili; dall'altra parte, i padri potrebbero cercare di capire i bisogni della neo-mamma e soddisfarli senza che lei profferisca parola, ricordando sempre che in fondo quella donna si sente indifesa e incapace esattamente come voi e che proprio voi siete il suo scoglio, il suo appiglio forte e sicuro. Dunque la comunicazione deve essere chiara e reciproca, senza peli sulla lingua e senza tentativi di edulcorare inutilmente la realtà dei fatti.
Mamme, esplicitate i vostri bisogni, non abbiate timore di chiedere una mano, siate consapevoli che se dovete farvi una doccia potete lasciare il bimbo urlante in braccio al padre, se gli date fiducia troverà il suo personale modo di calmare l'ansia del cucciolo e voi potrete riprendere 5 minuti della vostra vita. Sappiate che il riuscire a staccare dal bambino è vitale, anche si dovesse trattare di un istante, anche volesse dire andare al bagno senza la creatura appiccicata addosso. L'uomo ha bisogno di sentirsi utile, fategli capire che senza di lui il vostro mondo crollerebbe che se ci pensate bene non è di certo una bugia. Ammettete a voi stesse e al vostro compagno le insicurezze, i dubbi, le fragilità, che in due il peso da portare si dimezza per entrambi!
Papà, pulite casa, riordinate, fate lavatrici, cucinate... Lei non lo dirà mai, ma ha davvero bisogno di un aiuto pratico nella routine di tutti i giorni, per evitare che anche il pensiero della pulizia di casa aggravi il suo atavico senso di colpa. Tornate a casa con un mazzo di fiori, dite a vostra moglie che non l'avete mai vista così bella, perché lei, se ha tempo di guardarsi allo specchio, non vede che uno spettro di ciò che ricordava di essere! Coccolate la vostra amata facendola sentire al centro del vostro universo, perché finché era incinta il mondo intero ruotava intorno a lei, mentre adesso nessuno si sofferma più sulla sua persona, tutti incentrati e catalizzati sul nuovo venuto. Cercate ci essere pazienti, perché gli sbalzi d'umore del post-parto sono dovuti ad una concomitanza di up-and-down di ormoni (ossitocina in primis!) che da soli sono in grado di regolare lo stato psicologico della vostra compagna, uniti al suo senso di responsabilità della vita appena sbocciata: la donna sente su di sè il peso tutto del dover garantire la salute a suo figlio, che vi assicuro non è una cosa da poco. Ci sono molte cose che potete fare, ma una sola non dovrete neppure pensarla ovvero di mettervi in mezzo con la forza tra una mamma e il suo bambino, verrete scacciati con forza da un rapporto che per crescere deve necessariamente nascere esclusivo.
E io, noi, come abbiamo fatto?
Devo dire che io e mio marito ci siamo assestati abbastanza in fretta e che la nostra vita di coppia non ha risentito dell'arrivo di Elettra se non in positivo: dal mio punto di vista il nostro rapporto è cresciuto e si è fortificato, la consapevolezza dell'amore reciproco è più profonda perché veramente un figlio è il tuo cuore che vive all'esterno del tuo corpo. Se devo dare una ricetta di felicità, o almeno la nostra, è quella del ritagliarsi degli spazi senza il bambino (per noi le 2 ore alla sera senza Elettra sono vitali), continuare ad uscire e vedere gli amici nonostante la presenza del nuovo nato (che facilmente si abitua a dormire ovunque se portato fuori fin da subito), non smettere di fare l'amore (anche se non sempre si ha la voglia di prima -vuoi per stanchezza fisica vuoi per stanchezza mentale) e soprattutto condividere paure, passioni, ansie, momenti felici e attimi di sconforto nero e profondo.
Ho visto coppie vacillare a causa dei diversi modi d'intendere la genitorialità, per le scelte che ognuno voleva prendere ma che erano in forte contrasto le une con le altre; c'è una sola soluzione, mediare! C'è sempre una via che ritengo giusta in ogni caso, che è quella di mezzo. Smorzate le vostre convinzioni e cercate di capire che genitori si è in due e che la direzione da prendere deve essere la stessa.
Ci saranno liti e discussioni come per qualunque altra cosa che riguardi la vita quotidiana, ma cercate di ricordare sempre che la persona che avete accanto è quella che avete scelto di amare a tal punto da dare al mondo una nuova esistenza, quindi così male non può davvero essere.
Il tema di oggi è l'amore e il mio suggerimento è uno ed uno solo: amatevi, perché da voi i vostri figli impareranno ad innamorarsi e amare.

Nessun commento:
Posta un commento