mercoledì 20 febbraio 2013

Il mio bambino non MI mangia!


Elettra, 1 mese di età. Peso 1,5 kg in più della nascita.


La prima ansia, la più grande, quella che nasce con il bambino e che accompagnerà le notti insonni della mamma per i mesi a venire. Dopo nove mesi di coccole, di pensieri stupendi sul futuro nascituro, in cui il corpo della mamma si occupava di prendersi cura al 100% del piccolo che cresceva nel ventre, il primo vagito significa richiesta di aiuto, ricerca di rassicurazione. La neo mamma si trova con questo esserino urlante e bisognoso di attenzioni assolute tra le mani, con un seno che non sa come maneggiare, priva del supporto nella maggior parte dei casi che sarebbe vitale in quei primi delicatissimi giorni. L'angoscia arriva subito, il pensiero diventa ricorrente, come un tarlo che trapana la mente e si fa spazio nella stanchezza: "Il mio bambino avrà mangiato abbastanza?!" Quante volte mi sono domandata perché la tetta non avesse la gradazione di centilitri del biberon! Premesso che la doppia pesata non ha nessun senso se non quello di ampliare a dismisura l'ansia della mamma e che per un sano e sereno inizio di allattamento non serve niente se non personale sanitario davvero motivato e preparato e la consapevolezza che il latte è natura, c'è solo una cosa da fare: fidarsi del proprio bambino e del proprio istinto. Partendo dal presupposto che lui sa molto meglio di me quanta fame ha e quando ha voglia di mangiare, io mi sono completamente affidata all'allattamento a richiesta per soddisfare questo bisogno primario di Elettra. Dimentica di tabelle e orari, le ho semplicemente offerto il seno ogni volta che interpretavo il suo pianto come esigenza di tetta, che non significa solo fame ovviamente, ma per ora vorrei focalizzarmi su questo suo ancestrale compito. Dopo un cesareo d'urgenza eseguitomi nonostante la mia reticenza, dopo aver visto la mia piccola drogata da medicinali vari e da un'anestesia, quella locale, che attutisce sentimenti, sensazioni e, soprattutto, l'istinto, dopo aver constatato che i 2,700 kg di Elettra e la sua sonnolenza dovuta all'innaturalità della sua nascita non facilitavano il mio compito di nutrice, mi sono detta che al suo bisogno di cibo avrei provveduto io sola.
Elettra e le gote in esplosione
 E così sono tornata a casa dopo 10 lunghi giorni d'ospedale, con una bambina con un calo fisiologico del 12% (GIà FUORI TABELLA!) e la grande inesperienza del primo figlio. Ho iniziato a leggere il più possibile sull'allattamento e ho trovato IL libro che è diventato la mia guida personale durante i tanti momenti di ansia incontrollabile. "Il mio bambino non mi mangia" di Carlos Gonzales è stato illuminante. Gonzales mette a servizio di noi mamme la sua esperienza di pediatra e grazie a una serie di testimonianze e domande di genitori a lui rivolte, riesce a rispondere in maniera semplice ma efficace alla comune paura che il proprio bambino si lasci morire di fame: fidatevi di lui. Eggià, semplice dice lui, ma come si fa? Per quanto riguarda i bambini allattati al seno, vi basti sapere che la quantità di latte ingerito è direttamente proporzionale alle evaquazioni: è sufficiente che bagni 5-6 pannolini al giorno e che faccia almeno una cacca nelle 24 ore. Vostro figlio ha mangiato tanto da permettergli di crescere sano e felice. Ancora ansia? Buttate via la bilancia che quasi sicuramente qualche malaugurto conoscente vi avrà regalato e portatelo al consultorio più vicino una volta alla settimana, giusto per togliervi il dubbio sulla sua crescita. E ricordate sempre che il latte materno non permette una crescita sempre uguale, ma che è facile che un mese aumenti di peso, mentre quello successivo si allunghi. L'unica cosa davvero fondamentale è che non perda peso, nel qual caso è meglio consultare il pediatra. Dov'è finito l'istinto? Perché non dovremmo lasciare che sia il bambino a guidarci?
E il biberon? Certo, apparentemente è più semplice controllare la quantità di cibo ingerito, ma la medesima ansia vive anche in chi allatta artificialmente il proprio bambino. E' un pensiero comune a tutte le mamme del mondo, perché spesso e volentieri questo aspetto della vita del figlio grava unicamente sulle sue spalle.
Dopo i primi mesi di tentennamento, visto anche l'ottima crescita di Elettra, mi sono convinta che mangiasse a sufficienza dal mio seno. Ed ecco già arrivato il momento dello svezzamento! Molti pediatri propinano una tabella da seguire per l'introduzione graduale dei cibi, che io personalmente non condivido e non ho seguito (altro post apposito? chissà...), e che spesso riporta anche quantitativi in grammi del cibo che il bambino deve mangiare.
 Oddio e se ne mangia di meno? Se ne vuole ancora? Di nuovo, lasciate che sia vostro figlio a decidere! Come possiamo noi sostituirci a lui in questo? Il rapporto che il vostro bambino avrà con il cibo per il resto della sua vita dipende proprio da come scegliete di iniziarlo a questa novità, quindi valutate bene se valga davvero la pena fare l'areoplanino o ingozzare un bimbo piangente e che evidentemente non ha proprio voglia di mangiare. Mai forzare il bambino, è quello che ha sottolineato con più forza la mia pediatra quando abbiamo parlato di svezzamento. I percentili di crescita? Lasciateli stare, per carità! Prendeteli come un puro esempio di campionatura della razza umana, non come un dictat! Anche questi sono un'ottimo strumento per l'incremento dell'ansia materna. E ricordate, un bambino sano, attivo, che gioca e sta bene mangia a sufficienza! L'inappetenza è un problema di equilibrio tra quello che un bambino mangia e quello che sua madre si aspetta che mangi.
BUON APPETITO!
 

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