giovedì 18 aprile 2013

I vostri figli non sono figli vostri

Quante volte avrò letto la famosissima poesia di Gibran sui figli? Non saprei dirlo, ma solo oggi ne comprendo il vero significato. La riporto, perché è proprio da questa che vorrei partire per aprirvi il mio cuore.

E una donna che reggeva un bimbo al seno disse, Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacchè le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacchè la vita non indietreggia nè s’attarda sul passato.
VOI SIETE GLI ARCHI DAI QUALI I VOSTRI FIGLI ,
VIVENTI FRECCE,
SONO SCOCCATI INNANZI.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinchè le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante,
così ama l’arco che saldo rimane.


Elettra il prossimo anno non starà a casa con me, andrà al nido (o più probabilmente in una struttura alternativa, ma per semplificare userò questo termine "riconosciuto"). Il motivo è semplicissimo: è pronta, lei vuole stare con i bimbi. Quando stiamo per uscire, quando le chiedo se vuole andare al parco, l'unica parola che diventa mantra del rituale della vestizione è "bimbi". Fino a qualche mese fa non era assolutamente interessata all'essere umano piccolo, ma qualcosa è cambiato e ora ogni volta che incontra qualcuno alla sua altezza di visuale, il suo sguardo si illumina e i suoi gridolini di gioia mi arrivano direttamente al cuore. Memore di tutti i libri che ho letto da quando sono mamma (e anche prima di diventarlo a dir la verità), ho sempre pensato che i figli dovessero stare con la madre più tempo possibile e che la mia bambina sarebbe rimasta con me fino alla materna. Molte cose cambiano in divenire e quando mi sono resa conto della volontà di Elettra di condividere il proprio tempo con altri cuccioli, il tarlo si è insinuato nella mia mente e piano piano la certezza è crollata. Sono profondamente convinta che sia necessario lasciarsi guidare dai propri figli per quanto riguarda le loro volontà, che se ascoltati sanno perfettamente di cosa hanno bisogno e cosa desiderano.
Quindi sono qui, divisa dall'ambivalente sentimento materno del "sei mio-ti lascio andare", perché è vero che i nostri figli non sono figli nostri, ma dopo averla avuta pelle a pelle per quasi due anni, non è affatto facile accettare il fatto che è arrivato il suo momento di spiccare il primo, timido volo fuori dal nido. La mia piccina cresce, sono profondamente orgogliosa della donnina che sta diventando, l'ho sorretta, amata, coccolata e credo di averle dato anche i primi ridumentali strumenti per affrontare il mondo che ci circonda e del quale è libera cittadina. Non è indolore cercare di perseguire il suo bene al di là del lato puramente egoistico del mio senso materno e dell'amore che nutro nei suoi confronti: se da una parte la mente razionale è certa che non vi sia altra strada da percorrere, il cuore si divide di pena. So che la qualità del nostro tempo migliorerà notevolmente, che quando andrò a prenderla potrò dedicarle tutta me stessa perché libera da impegni lavorativi e casalinghi e sono sicura che entrambe gioveremo di questo distacco: fortuna che il cuore di mamma è tanto forte da poter affrontare questo momento, perché non è davvero per niente innocuo.
Mia piccola stellina, vola con le tue acerbe ma forti ali, tutto il mondo è lì che ti aspetta e non temere, appena ti volterai a cercarmi io sarò lì, pronta a leccare le tue ferite o a sorridere per i tuoi successi. Non aver paura di vivere, perché la vita è il regalo più bello che potessi farti e che sono orgogliosa di averti donato: non sprecarla nella titubanza, non affrontarla se non con coraggio. Gioca, ridi, divertiti e respira a pieni polmoni la libertà che raggiungerai, l'indipendenza che tanto brami. Sono felice di poter condividere con l'universo intero il tuo bel sorriso, che è tuo di diritto, ma che mi sento di aver contribuito un po' a renderlo così luminoso.
Ti amo con tutta me stessa mia splendida bambina, sei pronta per lasciare le mie braccia, lo sarò anche io per permetterti di crescere.



mercoledì 17 aprile 2013

Ognuno ha i suoi tempi e tutto passa prima o poi!

Eccomi tornata tra voi, di nuovo con la mia personale esperienza di mamma. Vorrei trattare un argomento che mi sta particolarmente a cuore: il rispetto dei tempi di ogni bambino. Pian piano che Elettra cresce mi rendo sempre più conto del fatto che, a dispetto del pessimismo cosmico che mi coglie nei momenti di sconforto, una fase lascia il posto ad un'altra. Prima o poi passa, di qualsiasi cosa stiamo parlando, ve lo garantisco.
Quando la mia piccola è nata abbiamo passato lunghe notti nei corridoi dell'ospedale cercando di calmare le sue urla e non mi sembrava possibile vedere una luce in fondo a quel tunnel; eppure ha smesso di piangere, mi sono solo dovuta convincere del fatto che il latte c'era, sarebbe arrivato sempre di più e che io sola potevo soddisfare i bisogni di mia figlia, nonostante i consigli non richiesti del pediatra o dell'infermiere di turno.
I primi sei mesi di allattamento (tratterò anche di questo prima o poi!) sono stati bellissimi, profondi, intimi ed intensi, anche se stancanti, totalizzanti e a volte segnati da momenti di ansie varie (cresce abbastanza? mangia a sufficienza? il latte basta?) e lo svezzamento è arrivato in maniera naturale e quando la piccola era pronta (leggi - quando ha iniziato a lanciarsi sui nostri piatti). Dunque proprio mentre ero convinta che avrebbe esclusivamente vissuto del mio latte per sempre, ecco che la scopro incuriosita dal cibo solido. Il primo distacco vero, il primo passo per l'indipendenza.
All'inizio auto-svezzamento significa sbocconcellare qua e là e buttare tutto a terra più e più volte durante i pasti, ma io ho sempre creduto fortemente nel fatto che le pulizie dopo i pasti mi avrebbero un giorno ripagata: l'autonomia di Elettra ero convinta passasse anche da questa fase. Adesso che ha 20 mesi mangia da sola con forchetta e cucchiaio e se le mani erano il suo strumento d'elezione per nutrirsi, da qualche tempo ha affinato la tecnica del cibarsi "da bimba grande" e la soddisfazione nei suoi occhi è direttamente proporzionale all'orgoglio mio e di mio marito. Vi dico solo che mangia da sola lo yogurt e senza sporcarsi!
Il passaggio al cibo solido non ha certo significato l'abbandono della tetta, anzi: se da una parte la sua sete di conoscenza nei confronti del cibo sembrava senza limiti, la sua voracità veniva sfogata senza ritegno sul mio seno e fino ai 14-15 mesi è stato così, vi assicuro stancante. Le mie convinzioni iniziavano a vacillare, i miei dubbi si facevano strada nei pensieri e nelle ansie di madre: starò facendo bene? dovrò toglierle la tetta? questa richiesta non è ossessivo-complusiva? Indovinate un po'? Elettra ha semplicemente smesso di chiedere il seno ogni volta che aveva fame/sete/noia/stanchezza/frustrazione/paura ecc e si è naturalmente assestata sulle 3 volte al giorno (colazione - nanna pomeridiana - nanna della sera). Incredibile, mia figlia mi aveva di nuovo stupita.
Adesso, che di mesi ne ha 20, la tetta serve solo per addormentarsi al pomeriggio e alla sera, al mattino ha smesso di chiederla ed io di certo non gliela offro.
E il sonno? Vi sembrerà incredibile, ma adesso si addormenta da sola: la sera, dopo due ciucciatine, le dò un bacio sulla fronte, le dico "Buonanotte amore mio, fai sonni belli" ed esco dalla stanza. Fino a qualche settimana fa tutto questo era impensabile: appena osavo spostarmi dal suo fianco, mi chiamava con voce lagnosa e già rotta dal pianto. Adesso dorme di fila dalle 21-21.30 alle 7.30 da 10 giorni ormai, tanti da convincermi di essere entrati in una nuova, splendida fase. Ancora, proprio appena mi stavo chiedendo quando sarebbe successo il miracolo del sonno continuativo, ecco che è arrivato!
Ma perché ho deciso di raccontarvi tutto questo? Semplicemente per confortare chi sta vivendo una fase che ha difficoltà a gestire o superare, che sembra interminabile ed infinita nel suo ripetersi quotidiano, che fa vacillare le convinzioni più radicate e la volontà più forte. Prima o poi passa, ve lo assicuro, se avrete la pazienza di lasciar fare il vostro bambino, dandogli il più possibile il buon esempio ove possibile, accettando il suo esprimersi in altri casi, questi sarà capace di stupirvi a più riprese.
Sono davvero felice della bimba che è e che sta crescendo mia figlia, spero di star gettendo delle valide basi per il suo domani.



mercoledì 10 aprile 2013

Giochi a costo zero - Il canestro

Oggi vorrei proporvi un gioco fatto con materiali di riciclo, che può essere usato in mille modi differenti, da bimbi di diverse età. Già a partire dai 6 mesi può essere utilizzato per intrattenere i vostri bimbi, per aiutarli a sviluppare coordinazione, senso della realtà e dello spazio. Cosa vi serve?

Materiale:
- pezzo circolare di legno a forma di ciambella (ovviamente lo potete fare in cartone!)
- tubo di cartone chiuso sul fondo (io ho riciclato una confezione di costruzioni in legno)
- carta per decorare 
- filo di raso
- scampoli di stoffa
- colla vinilica
- pennello

Preparazione:
Come primissima cosa, preparare tutto il materiale necessario.





Prendere la base di legno o di cartone, decorarla e renderla gradevole sia alla vista che al tatto.  Con il filo di raso e girare tutto intorno alla base, partendo dall'esterno e facendolo passare ben stretto dentro al buco centrale. Coprire l'intera superficie della ciambella in questo modo. A questo punto prendere la stoffa (quella che ho usato io era uno scarto di una precedente lavorazione) e incollarla alla base. Questo il risultato:


Lasciare asciugare almeno 24 ore.
Intanto dedicatevi alla tubo di cartone! Una volta cosparso di colla, girarlo a mò di caramella nella carta che avete scelto, cercando di farla aderire bene alle pareti esterne del vostro contenitore, evitando soprattutto brutte pieghe.









Anche questo va lasciato asciugare per circa un giorno.
A questo punto non dovete far altro che posizionare la vostra ciambella sulla base e il gioco è pronto!

Ma ai bimbi piacerà?
Giudicate voi stessi!





Buon divertimento!!!!!




lunedì 8 aprile 2013

Da due a tre: come la coppia sopravvive all'arrivo di un figlio!

I ritmi, gli equilibri, le giornate, i tempi... tutto cambia con l'arrivo di un figlio. Se durante la gravidanza si vive l'eterna attesa fatta di "ics" sul calendario a rincorrere una data presunta che dovrebbe inaugurare una nuova vita e i cambiamenti enormi di corpo e mente della futura mamma non influiscono eccessivamente sul rapporto di coppia, quando il tanto desiderato cucciolo finalmente arriva, le piccole crepe che già si intuivano nel rapporto a due, diventano sempre più grandi, così grandi che a volte capita che i neo-genitori si allontanino. Ma perché questo succede? Innanzitutto perché noi mamme, già tali dal momento della consapevolezza di avere un figlio in grembo, siamo completamente e perdutamente attratte da quell'esserino indifeso che stringiamo al seno e spesso ci scordiamo completamente di chi fino ad un attimo prima era la nostra unica ragione di vita.
In padre, dal canto suo, si sente totalmente escluso da un rapporto che diventa via via più esclusivo e profondo e, soprattutto dove c'è allattamento al seno, il suo senso d'impotenza si ingigantisce tanto da farlo credere inutile. Entrambi commettono dei madornali errori: è ovvio che il neonato catalizzi l'attenzione della mamma e definisca il ritmo delle sue giornate, è naturale che la dedizione nei suoi confroni divenga esclusiva e totalizzante, ma ci deve essere uno sforzo da parte nostra per non trascurare i nostri amatissimi compagni, i quali non aspettano che un nostro cenno per potersi rendere utili; dall'altra parte, i padri potrebbero cercare di capire i bisogni della neo-mamma e soddisfarli senza che lei profferisca parola, ricordando sempre che in fondo quella donna si sente indifesa e incapace esattamente come voi e che proprio voi siete il suo scoglio, il suo appiglio forte e sicuro. Dunque la comunicazione deve essere chiara e reciproca, senza peli sulla lingua e senza tentativi di edulcorare inutilmente la realtà dei fatti.
Mamme, esplicitate i vostri bisogni, non abbiate timore di chiedere una mano, siate consapevoli che se dovete farvi una doccia potete lasciare il bimbo urlante in braccio al padre, se gli date fiducia troverà il suo personale modo di calmare l'ansia del cucciolo e voi potrete riprendere 5 minuti della vostra vita. Sappiate che il riuscire a staccare dal bambino è vitale, anche si dovesse trattare di un istante, anche volesse dire andare al bagno senza la creatura appiccicata addosso. L'uomo ha bisogno di sentirsi utile, fategli capire che senza di lui il vostro mondo crollerebbe che se ci pensate bene non è di certo una bugia. Ammettete a voi stesse e al vostro compagno le insicurezze, i dubbi, le fragilità, che in due il peso da portare si dimezza per entrambi!
Papà, pulite casa, riordinate, fate lavatrici, cucinate... Lei non lo dirà mai, ma ha davvero bisogno di un aiuto pratico nella routine di tutti i giorni, per evitare che anche il pensiero della pulizia di casa aggravi il suo atavico senso di colpa. Tornate a casa con un mazzo di fiori, dite a vostra moglie che non l'avete mai vista così bella, perché lei, se ha tempo di guardarsi allo specchio, non vede che uno spettro di ciò che ricordava di essere! Coccolate la vostra amata facendola sentire al centro del vostro universo, perché finché era incinta il mondo intero ruotava intorno a lei, mentre adesso nessuno si sofferma più sulla sua persona, tutti incentrati e catalizzati sul nuovo venuto. Cercate ci essere pazienti, perché gli sbalzi d'umore del post-parto sono dovuti ad una concomitanza di up-and-down di ormoni (ossitocina in primis!) che da soli sono in grado di regolare lo stato psicologico della vostra compagna, uniti al suo senso di responsabilità della vita appena sbocciata: la donna sente su di sè il peso tutto del dover garantire la salute a suo figlio, che vi assicuro non è una cosa da poco. Ci sono molte cose che potete fare, ma una sola non dovrete neppure pensarla ovvero di mettervi in mezzo con la forza tra una mamma e il suo bambino, verrete scacciati con forza da un rapporto che per crescere deve necessariamente nascere esclusivo.
E io, noi, come abbiamo fatto?
Devo dire che io e mio marito ci siamo assestati abbastanza in fretta e che la nostra vita di coppia non ha risentito dell'arrivo di Elettra se non in positivo: dal mio punto di vista il nostro rapporto è cresciuto e si è fortificato, la consapevolezza dell'amore reciproco è più profonda perché veramente un figlio è il tuo cuore che vive all'esterno del tuo corpo. Se devo dare una ricetta di felicità, o almeno la nostra, è quella del ritagliarsi degli spazi senza il bambino (per noi le 2 ore alla sera senza Elettra sono vitali), continuare ad uscire e vedere gli amici nonostante la presenza del nuovo nato (che facilmente si abitua a dormire ovunque se portato fuori fin da subito), non smettere di fare l'amore (anche se non sempre si ha la voglia di prima -vuoi per stanchezza fisica vuoi per stanchezza mentale) e soprattutto condividere paure, passioni, ansie, momenti felici e attimi di sconforto nero e profondo.
Ho visto coppie vacillare a causa dei diversi modi d'intendere la genitorialità, per le scelte che ognuno voleva prendere ma che erano in forte contrasto le une con le altre; c'è una sola soluzione, mediare! C'è sempre una via che ritengo giusta in ogni caso, che è quella di mezzo. Smorzate le vostre convinzioni e cercate di capire che genitori si è in due e che la direzione da prendere deve essere la stessa.
Ci saranno liti e discussioni come per qualunque altra cosa che riguardi la vita quotidiana, ma cercate di ricordare sempre che la persona che avete accanto è quella che avete scelto di amare a tal punto da dare al mondo una nuova esistenza, quindi così male non può davvero essere.
Il tema di oggi è l'amore e il mio suggerimento è uno ed uno solo: amatevi, perché da voi i vostri figli impareranno ad innamorarsi e amare.

venerdì 5 aprile 2013

Tavole tattili - Reinterpretando Bruno Munari

Venerdì di laboratorio casalingo, ovviamente al chiuso data la solita bella stagione. Va bene, va bene, basta lagnarsi del tempo! Godiamoci piuttosto il week-end che è alle porte, pensiamo a tutte le bellissime attività da condividere con i nostri bimbi durante i giorni di meritato riposo!
Vi propongo un'idea molto carina e di facile realizzazione, da fare con tutto ciò che trovate in giro per casa e che ispira voi e i vostri piccoli: le tavolette tattili. Di certo non è niente d'innovativo o rivoluzionario, Bruno Munari ha fatto numerosi studi sui sensi e molti laboratori che avessero come protagonista proprio il tatto ed io mi sono liberamente ispirata a questo suo libro per prendere spunto per le mie attività con Elettra e le sue amichette. Cito testualmente: "La conoscenza del mondo, per un bambino, è di tipo plurisensoriale. E tra tutti i sensi, il tatto completa una sensazione visiva e auditiva, dà altre informazioni utili alla conoscenza di tutto ciò che ci circonda."
L'occorrente? Ci vuole solo tanta fantasia e voglia di mettersi in gioco, come sempre. Cercate in giro per casa vostra, sono sicura che troverete mille oggetti e materiali capaci di stuzzicare il vostro tatto. Come sempre, fatevi guidare dei vostri piccoli grandi esploratori del mondo!





 Questa è la nostra tavola imbandita di materiali di tutti i tipi: scarti di legno, campionario di tessuti, scampoli vari...


Ed ecco mamma e bimba a lavoro. Non è più bello quando si collabora? Guidate i vostri piccoli con dolcezza, impareranno cose di cui non li credereste mai capaci...




 Lasciate che tocchino, sperimentino, giochino con i materiali a disposizione, in modo che la vostra tavoletta sia costruita seguendo le loro inclinazioni e le loro preferenze.



Spiegate loro come si incollano i materiali, costruite insieme la sequenza da attaccare sulla base scelta.




Anche la colla fa parte dei materiali da manipolare, spiegate loro come usarla e che non si spalma solo con il pennello!!!!


Ed ecco il risultato finale! Non vi sembra che assomigli un po' all'originale?  ;)




 Come sempre... Buon divertimento!!!!

giovedì 4 aprile 2013

Il pianto del neonato. Come, dove e soprattutto... PERCHè?!

Oggi sfogliavo UPPA e mi sono ritrovata per le mani un interessantissimo articolo sul pianto del bambino. Mi sono tornate in mente alcune letture fatte in gravidanza, come l'immancabile Gonzales, e mi sono soffermata sulla mia esperienza di mamma alle prese con le urla e le lacrime di mia figlia. Quanto può smuovere il tuo bambino che piange è una consapevolezza che ogni madre acquisisce nelle prime ore dopo il parto e che si consoliderà sempre più nei mesi a venire: se la disperazioni dell'altrui prole lascia indifferenti o infastidisce, quella della propria progenie sconvolge gli animi più solidi. C'è una sorta di scala Richtel del pianto e quando il livello si alza, l'angoscia cresce e prende il sopravvento. Un solo scopo diventa allora ragione di vita per ogni mamma, far cessare immediatamente quello strazio. Dilaniata dalle urla inconsolabili, mi sono ritrovata più volte a saltare nei seggiolini posteriori dell'auto per tentare di calmare Elettra, ho cercato forsennatamente un ciuccio mai amato in fondo alla borsa, ho aumentato il passo spingendo un passeggino fino a correre, ho stretto al cuore quell'esserino caldo e bisognoso di qualcosa che in quel preciso momento mi sfuggiva. Non c'è niente da fare, il richiamo del proprio cucciolo fa uscire con prepotenza l'istinto di salvaguardia della specie che è scritto nei geni di tutti noi fin dall'alba dei tempi. Nell'articolo sopra citato, così come in Gonzales, si fa riferimento al primordiale tentativo di mantenere in vita i propri figli che devono senza dubbio aver sperimentato i nostri più antichi antenati: immaginate un gruppo di ominidi stretti nel buio di una caverna, fuori il nero della notte vinto solo dalla poca luce degli astri celesti e abitato da creature di cui era naturale avere paura. Il pianto voleva dire sopravvivenza, significava ricordare alla madre la propria presenza, che se ci fosse stato un qualsiasi tipo di avvisaglia di pericolo, il piccolo l'avrebbe comunicato senza risparmiare la voce e, grazie alla preoccupazione della madre, sarebbe stato tratto in salvo. Ovviamente i nostri pargoli non nascono in un ambiente tanto ostile, ma il neonato è esattamente quello di 10 milioni di anni fa, nessuno lo ha reso partecipe dell'evoluzione, non ha idea che non verrà abbandonato nella foresta. E così piange.
E' un bisogno ancestrale, è un indole innata, ma il richiamo del neonato ha sempre una ragione di esistere e va accolto in ogni momento. Potrebbe essere dovuto alla fame, alla sete, al senso di abbandono che naturalmente coglie ogni nuovo nato (e sfido io, dopo 9 mesi di simbiosi totale con la madre, trovarsi all'improvviso il vuoto intorno deve essere un trauma bello grosso!) o potrebbe anche solo voler richiamare l'attenzione di chi lo circonda; il perché è secondario, il pianto va sempre accolto e calmato. Come comunichiamo con il neonato getterà le basi per l'adulto di domani, quindi cercate di rivolgervi a lui con voce calda e accogliente, di avere nei suoi riguardi un tocco lieve e rassicurante, di cullarlo e stringerlo a voi con dolcezza. Se volete che vostro figlio impari ad amare, amatelo per primi, perché i bambini fanno esperienza di ciò che gli permettete di conoscere voi.
Non c'è una regola fissa per calmare un pianto inconsolabile, ma tenete bene a mente che raramente è espressione di dolore o malattia, più spesso si tratta di bisogni altri e sono sicura che se cercherete di ascoltare lui e voi stessi, riuscirete in fretta a capire di cosa necessita il vostro cucciolo.
E le coliche? Trascrivo direttamente dall'articolo che ho letto: "La famosa "colica gassosa", ossia la presenza di gas intestinali che provocherebbe il pianto, è più una presunzione che una certezza. E' più probabile che i gas intestinali siano la conseguenza del pianto che non la causa: infatti, sia i farmaci che riducono i gasi intestinali sia interventi di manipolazione chiropratica si sono dimostrati inutili, anche se non dannosi, per la cura di questo disturbo" -dottor Costantino Panza- Devo ammettere che Elettra non ha mai avuto questo tipo di crisi, il suo pianto lo collegavo più alla stanchezza della giornata o a disagio generico piuttosto che alle coliche, quindi non imputate a questa non-malattia le ore spese a cullare vostro figlio lungo i corridoi di casa ma tentate di ascoltare il suo disagio con le orecchie dell'istinto.
Nel sopracitato articolo si fa riferimento anche a un altro motivo di pianto del neonato: lo stato psicologico della madre. L'esogestazione dura esattamente 9 mesi, quindi cercate di mettervi in testa che il vostro bambino non sa di essere fuori dal vostro corpo, non si rende conto che siete una cosa altra rispetto a lui; da qui lo strettissimo legame tra il vostro ed il suo stato d'animo. Siete nervose, stressate, arrabbiate? E' normalissimo, sono tutti sentimenti che ogni mamma prova, soprattutto sull'onda degli ormoni del post-parto, ma sappiate che tutto questo influisce negativamente sul vostro piccolo. Perché molto spesso appena uscite il bambino si calma? Perché non è solo l'ambiente a cambiare, ma soprattutto è la vostra energia e la vostra predisposizione nei suoi confronti. Se sentite di essere arrivate al limite, non vergognatevi di chiedere aiuto: a volte basta che sia un'altra persona della cerchia familiare a prendere in braccio il bimbo perché questi smetta di urlare all'istante. Non sentevi meno madri per questo, ricordate semplicemente il binomio io-te, che durerà molto più dei canonici 9 mesi della gravidanza.
Quando iniziate a perdere il lume della ragione, è arrivato il momento di uscire un secondo dalla stanza, ricomporvi e tornare da vostro figlio con il sorriso. So che non è affatto facile, ma la rabbia e il nervosismo non fanno che aumentare il suo livello di disperazione: una spirale infinita che potrebbe solo portare brutti momenti e ricordi spiacevoli. Ricordate che quell'esserino dipende da voi e per lui siete e sarete responsabili tutta la vita. Siete voi ad averlo voluto e lo amate più della vostra vita stessa.



mercoledì 3 aprile 2013

Un pediatra... ma quale?!

Il pediatra. Indispensabile, unico, irripetibile. Come un diamante, un pediatra è per sempre, o almeno fino al compimento del quattordicesimo anno di età del bambino. Fondamentale sceglierlo bene, vi pare? Ma come viene assegnato il medico al nuovo nato? La trafila burocratica è tanto semplice quanto idiota: andare alla AUSL di quartiere, farsi dare una lista di dottori divisi per zona e scegliere il nome che vi attira di più. Quello dell'amica dell'amico dello zio della nonna probabilmente avrà esaurito i posti disponibili -che ovviamente sono troppi pochi per i tanti nati a Bologna-, quindi dovrete affidarvi al caso e alla sempre cieca fortuna. Una volta espletata questa simpatica scelta, un po' titubanti ma molto fiduciosi, i neo-genitori si recano dal medico con il bebè tra le braccia per il primo controllo post-nascita. Per me e mio marito, è successo a circa 10 giorni dalla venuta al mondo della nostra piccola e l'ansia da prestazione era alle stelle. Quando siamo arrivati allo studio del dottore, intorno a noi c'erano bambini urlanti, genitori in fila e uno stretto corridoio che si presumeva dovesse accoglierci tutti. Ci è venuto subito da pensare "per fortuna che è estate e possiamo stare fuori ad aspettare il nostro turno!". E pensare che avevamo preso appuntamento... Dopo circa 2 ore di attesa -e due ore dico due!- con una neonata accaldata e i punti del cesareo che mi torturavano, abbiamo fatto conoscenza con un simpatico signore in infradito e bermuda, che ci ha accolti con il sorriso. Elettra era in agitazione piena, la fame la divorava e la visita non è stata certo una passeggiata di piacere. Ma è durata poco e ho potuto prontamente calmare la sua condivisibile angoscia. Uscendo di lì siamo rimasti un po' perplessi, ma il dottore sembrava carino e accogliente, ci siamo detti che potevamo continuare con lui. Con un neonato, il controllo dal pediatra è mensile, quindi abbiamo avuto modo di ricrederci sulla nostra prima scelta abbastanza in fretta: la sala d'aspetto inesistente, un bagno privo di fasciatoio, appuntamenti mai rispettati e attese infinite in un corridoio colmo di bambini malaticci e non ultimo un medico che non supporta neo-genitori, mi hanno portata di nuovo alla AUSL con una lista di nomi in mano e una scelta da prendere. Questa volta -mi sono detta- non potevamo sbagliare. Mi sono lasciata consigliare dall'addetta a questo tipo di pratiche e persuadere dalla vicinanza della dottoressa suggerita alla casa dei miei suoceri e così, preso l'appuntamento, ci siamo recati titubanti e timorosi dalla nuova pediatra. Dopo averla tartassata con una serie infinita di domande sui vaccini e dopo il bilancio di salute, abbiamo capito di aver trovato una persona che non solo è medico, ma è anche mamma, che non solo sa ascoltare, ma anche guidare, che non interferisce con le scelte personali di un genitore, ma che è presente dove la sicurezza dovesse vacillare. Dopo quasi un anno e mezzo di visite, per fortuna sempre più sporadiche e solo una volta per malattia, posso tranquillamente affermare di aver scelto davvero bene questa volta.
Per tirare le fila del discorso, ecco una piccola lista di requisiti che, secondo la mia esperienza, sono indispensabili per un buon pediatra. Alcune potranno sembrarvi superficiali, ma fidatevi, non è così:
- deve avere una sala d'aspetto che sia degna di questo nome, con qualche gioco per i bimbi e delle sedie per i genitori;
- deve essere puntuale. E' ovvio che da parte nostra debba esserci elasticità, perché quando si visitano dei bambini non è detto che gli orari vengano rispettati sempre e comunque, ma un ritardo di un'ora, salvo eccezioni, è davvero troppo, soprattutto d'inverno, quando il contagio bambino-bambino è ad altissimo rischio e quando la pazienza dell'attesa si esaurisce nel giro di pochi minuti a causa della reclusione forzata dentro lo studio;
- deve saper ascoltare. Ci sono troppi dottori che non si mettono mai in discussione, che su certi argomenti danno direttive come fossero l'incarnazione della Sapienza Assoluta. Ricordate che se dovete parlare di allattamento spesso non è il pediatra la migliore figura professionale a cui rivolgersi e che quelli di loro che seguono le linee OMS sull'allattamento al seno si contano sulle dita di una mano e che per lo svezzamento ci sono tante ed infinite vie. Non dovete permettere che nessuno si intrometta nell'educazione dei vostri figli, tantomeno una persona che li vede giusto qualche volta l'anno e per pochi minuti consecutivi.
- non deve imporre le sue idee. Ci sono pediatri che continuamente svalutano le scelte dei genitori, volendo far passare come un dictat le proprie convinzioni. Per quanto mi riguarda, un buon medico deve anche cercare di capire il genitore e tirare un limite oltre il quale non può e non deve intervenire;
non deve essere ansioso e ansiogeno. Purtroppo nella categoria ci sono anche quelli che, invece di alleviare la fisiologica angoscia dei neo-genitori, la alimenta facendo crollare più e più volte il castello delle certezze dei malcapitati. Io da un medico così fuggirei a gambe levate!
- deve amare i bambini. Attenzione perché c'è chi fa questo mestiere come avesse per le mani pneumatici per trattori, quindi diffidate da chi tratta i vostri figli come pezzi di ricambio di un'automobile!
Insomma, la mia pediatra è tutto questo e molto di più, mi piace, la rispetto e soprattutto mi rispetta. Superata la diffidenza iniziale e reciproca, abbiamo capito che lei è molto più che "non male" e che noi siamo dei genitori degni di considerazione. Ha imparato ad accettare le nostre convinzioni e noi ad affidarci alle sue indicazioni. Sì, abbiamo trovato la pediatra per la vita! ;)